Crescita personale

NOI SIAMO LE NOSTRE ABITUDINI

“Noi siamo quello che facciamo ripetutamente”
Aristotele

L’abitudine è un’azione svolta in modo ripetitivo e costante. La nostra vita, anche se non ce ne accorgiamo, è piena di abitudini, sia positive, come leggere ogni giorno o fare attività sportiva, sia negative, come fumare o controllare il cellulare ogni due minuti.

Le abitudini sono cosi determinanti per la nostra vita che hanno il potere di modificare la struttura del nostro cervello.

Hai capito bene: continuando a fare un’azione in maniera ripetitiva il tuo cervello cambia. Questa affascinante proprietà della nostra mente è detta neuro-plasticità. Il tuo cervello forma connessioni neurali sulla base di quello che ripeti ogni giorno: ogni volta che ti comporti nello stesso modo qualcosa nel tuo cervello viene stimolato e rafforzato. Fin qui sembra tutto bellissimo… Il problema? In questa dinamica influiscono anche le cattive abitudini.

Noi siamo la somma delle nostre abitudini.

In questo articolo ti svelerò come si formano, come rimuovere quelle negative e come instaurarne di nuove e potenzianti.

COME SONO FATTE LE ABITUDINI

Esistono 3 livelli di cambiamento del nostro comportamento:

  1. Livello dei risultati: è il livello nel quale si cambiano i risultati esterni e visivi, come ad esempio smettere di fumare o dimagrire. Qui si vedono le conseguenze dei nostri sforzi per cambiare.
  2. Livello dei processi: è il livello in cui viene modificato quello che fai. Si aggiungono nuove routine, nuovi comportamenti o si modificano quelli già presenti. In questo livello si trovano la maggior parte delle abitudini.
  3. Livello d’identità: è il livello più profondo nel quale si trasforma la propria identità. Si modifica la visione del mondo, l’immagine di se stessi, le proprie credenze, la propria psicologia comportamentale. È questo il livello su cui bisogna agire di più per ottenere un cambiamento. Dobbiamo sentire il cambiamento che desideriamo come parte di noi, focalizzarci su chi vogliamo diventare.

Immaginate due persone che vogliono smettere di fumare. Gli viene chiesto se vogliono una sigaretta. Dalla risposta che danno si può capire molto sulla loro mentalità. Il primo risponde: “No, sto cercando di smettere”. Il secondo invece dice: “No, io non sono un fumatore”. Il primo sta cercando di cambiare a livello di risultati, a livello esteriore. Il secondo, al contrario, sta cercando di cambiare se stesso, la sua identità.

Molte persone non considerano rilevante il cambiamento della propria identità e si concentrato unicamente sul cambiare il livello esteriore, senza però ottenere grandi risultati.  

COME COSTRUIRE NUOVE ABITUDINI

Ora che sappiamo come è fatta un’abitudine, possiamo vedere come è possibile costruirne una nuova seguendo 4 semplici steps:

  1. CUE: è uno spunto che aziona il cervello e lo spinge a iniziare un nuovo atteggiamento. Si tratta di una piccola informazione che ti motiva e ti suggerisce l’idea di un premio finale. Questi spunti rappresentano ciò che desideriamo avere, come fama, soldi, potere, amicizia, amore…
  2. CRAVING: consiste nelle forze motivazionali che spingono a mantenere un certo comportamento. È un lavoro costante sul livello identità. Rappresenta la voglia di soddisfare un proprio obiettivo attraverso abitudini positive.
  3. RESPONSE: quello che fai rispetto a quello che vuoi fare. La tua volontà rimane un pensiero o la metti in pratica davvero? Essa porta alla ricompensa finale.
  4. REWARDS: è qualcosa che soddisfa la nostra volontà o ci insegna qualcosa. Sì, perché sbagliando il nostro cervello impara cosa fare per non ripete l’errore. Inoltre, è uno step importante perché completa il cerchio delle abitudini. È come se fosse un reset che fa ricominciare il ciclo di abitudini.

Il reward viene notato al primo step, desiderato al secondo, e ottenuto al quarto. Il terzo step è incentrato su cosa fare per ottenerlo.

Per instaurare un’abitudine vanno eseguiti tutti questi steps.

Se il nostro atteggiamento è insufficiente in uno di questi allora non riusciremo a ottenere quello che desideriamo. Se non si fa il primo step non si partirà mai a fare ciò che si vuole. Se non si fa il secondo non si è abbastanza motivati per continuare. Se non viene fatto il terzo è come parlare senza agire. Infine, se non si fa il quarto non si conclude il ciclo e non si riparte mai: non vedendo il premio che un’abitudine ci dà, non saremo portati a continuare.

Per creare una nuova abitudine seguendo gli step sopracitati bisogna:

  1. Renderla Ovvia: Trova qualcosa che spinga il tuo cervello ad iniziare una nuova abitudine. Inizia a notare quello che vuoi fare, a prendere coscienza di quello che vuoi. Rendilo ovvio scrivendolo.
  2. Renderla Attraente: Trova una forza motivazionale che ti spinga a lavorare sul livello identità per soddisfare un obiettivo attraverso abitudini positive. Devi volerlo appieno. Devi sentirlo parte di te. Immagina di ricevere il premio finale, immagina le sensazioni che proveresti, associa questa abitudine a qualcosa che ti piace fare in modo da creare un collegamento mentale efficace e crea un rituale da eseguire prima dell’abitudine per invogliarti a farla e autoconvincerti. Infine, modifica l’ambiente in cui passi più tempo, frequenta gruppi dove quell’abitudine è la normalità: sarai più motivato e stimolato a farlo anche tu.
  3. Renderla facile: Fallo! Ottieni quello che vuoi. Rendila facile, inizia con calma, prepara l’ambiente in modo tale che ti stimoli mentalmente, per esempio prepara il tappetino per fare gli esercizi la sera prima di andare a letto se vuoi farli la mattina seguente.

Automatizza la tua abitudine eseguendola per 30 giorni di fila, annotandola ogni volta che l’hai completata: diverrà un gioco o una sfida.

Può essere utile anche investire in strumenti che ti aiutino. Per esempio, se vuoi dormire meglio compra un materasso migliore, se vuoi mangiare meno compra dei piatti più piccoli o riempi il frigo di verdura e frutta.

  1. Renderla Soddisfacente: Regalati un premio quando raggiungi il tuo obiettivo. Soddisfa te stesso regalandoti qualcosa che ti piaccia quando completi una o una serie di abitudini.

COME ELIMINARE VECCHIE ABITUDINI

Allo stesso modo è possibile anche eliminare una vecchia abitudine che consideriamo nociva per noi stessi seguendo questi suggerimenti:

  1. Rendila Invisibile: cerca di non notare ciò che ti porta a compiere quella abitudine nascondendolo alla vista e togliendolo dal tuo ambiente. Per esempio: sposta i biscotti, mettili in un luogo difficile da raggiungere.
  2. Rendila Non Attraente: cerca e segnati tutti i benefici che avresti se non avessi quell’abitudine. Associa a quell’azione una sensazione negativa in modo da creare un collegamento mentale a livello inconscio per cui ogni volta che ci pensi ti passa la voglia di farla.
  3. Rendila difficile: aumenta il numero di step tra te e la tua abitudine così da metterci più tempo e fatica. Puoi anche farti aiutare da qualcuno: fatti mettere un blocco o una password al telefono quando non vuoi usarlo e fatteli togliere quando hai fatto tutto quello che dovevi fare. Elimina le app che ti fanno perdere tempo, disattiva le notifiche.
  4. Rendila Insoddisfacente: se ti senti soddisfatto in qualche modo dopo aver svolto una cattiva abitudine, cerca di pensare agli effetti negativi che hai subito o che subirai. Cerca di rendere l’abitudine insoddisfacente. Puoi sottoporti una penalità ogni volta che fai l’abitudine che vuoi cancellare. Per esempio, puoi fare 20 flessioni ogni volta che mangi un biscotto. In questo modo puoi addirittura associare la penalità a qualcosa di utile a te.

CONSIGLI PRATICI

  • Rendi ovvia un’abitudine scrivendola e prendendone coscienza. Specifica qual è l’abitudine, il tempo in cui la farai e il luogo.

Esempio: “Alle 18 quando arrivo a casa faccio 30 minuti di esercizi”

  • Incanala più abitudini consecutivamente concatenandole a vicenda. Quando scrivi le abitudini che vuoi mantenere specificando luogo e ora, puoi concatenarne più di una in fila. Ad  esempio: “Dopo aver fatto 30 minuti di esercizi, leggerò un libro sulla crescita personale per 20 minuti”
  • Fai una lista di tutte le azioni che fai ogni giorno e segna da parte un + o un – o un = a indicare se siano positive, negative o neutrali. Questo procedimento ti permette di prendere coscienza di tutte le tue abitudini e capire meglio quali vuoi eliminare e quali ti mancano e vorresti aggiungere.
  • Modifica l’ambiente in cui passi più tempo, cerca di stare con persone che hanno abitudini a te gradevoli ed evita di stare troppo con persone di cui non apprezzi le abitudini.
  • Crea degli step Parti da qualcosa di molto facile e prosegui in crescendo fino al raggiungimento di quello che vuoi. Ad esempio: scrivi una frase, scrivi un paragrafo, scrivi 1000 parole, scrivi 5000 parole, scrivi un libro.
  • Rendi evidente che stai facendo progressi e fallo sembrare un gioco dove non devi interrompere la serie. Anche se dovessi interromperla, non perderti d’animo e non farlo mai per due volte di seguito, riprendi subito con più vigore di prima!
  • Se ti è possibile fallo con qualcuno affinché possa motivarti e spronarti. Puoi fare una specie di contratto con un’altra persona che comporti delle penitenze nel caso in cui non venga rispettato. Il sapere che qualcuno è presente e ti osserva ti spinge a competere, a migliorarti e a non tirati indietro.

Ogni giorno ti pone delle scelte che ti portano a migliorare la tua vita. Ogni giorno puoi scegliere se migliorarti anche solo dell’1% oppure non fare nulla e addirittura peggiorare.

Il primo step per migliorare ogni giorno dell’1% risiede nelle tue abitudini.

Raffaele e SmartBrain

 

LA PRIMA ORA DOPO IL RISVEGLIO

“Sii di buonumore fino alle 10 del mattino. Il resto della giornata trascorrerà da sé”

Elbert Hubbard

La prima ora dopo il risveglio è un momento molto particolare e delicato della giornata. Ancora spossati dal sonno, fatichiamo a concentrarci e il pensiero delle mille cose da fare ci sconforta.

Eppure, questi 60 minuti sono il timone della giornata.

Sarebbe così bello svegliarsi sempre pieni di energia, tonici e sul pezzo. Per farlo non esistono né pillole né formule magiche.

La soluzione più efficace è adottare una routine mattutina.

Il nostro cervello, infatti, adora creare abitudini poiché pensare gli costa fatica. Le abitudini aiutano il nostro organo pensante a risparmiare energia e a minimizzare i rischi. La routine, sfruttando questo principio e attraverso attività mirate, ti permetterà di risvegliare il corpo e la mente, motivarti e farti concentrare sui tuoi obiettivi.

Hal Elrod nel suo libro The Miracle Morning sintetizza questo concetto in 6 pratiche, racchiuse nell’acronimo S.A.V.E.R.S. (salvavita).

S sta per Silenzio:

Pratiche come la meditazione, la preghiera, la riflessione o la respirazione profonda ti aiuteranno a iniziare la giornata con calma e lucidità e a focalizzarti su ciò che vuoi ottenere durante il giorno. È importante che tu pratichi il silenzio fuori dal letto e meglio ancora non in camera da letto, perché è troppo facile passare dal rilassamento al ri-addormentamento, soprattutto quando godi della vista del materasso.

A sta per Affermazione:

Ripetere mantra motivanti ti permette di sviluppare il tuo mindset e imprimere pensieri potenzianti nel tuo inconscio.

Puoi utilizzare frasi generiche come:

“Io comando chi sono e chi diventerò. Io posso essere straordinario!”
Ancor meglio, puoi costruire delle affermazioni ad hoc basate sulla tua vita, sugli obiettivi a breve o lungo termine che vuoi perseguire. Concentrati su ciò che vuoi davvero, sul perché lo desideri e su cosa ti impegni a fare per ottenere ciò che ti sei prefissato. Più le tue affermazioni sono specifiche e dettagliate e più acquistano potere:
“Da oggi 9 settembre fino al 7 ottobre mi impegno a studiare dalle 8.30 alle 19.30 tutti i giorni perché voglio con tutto me stesso un 30 nell’esame di…”.

È molto importante creare un legame emotivo forte ed autentico quando leggi le affermazioni per fare in modo che davvero entrino a far parte della tua vita e del tuo mindset.

V sta per Visualizzazione:

La visualizzazione è una tecnica molto potente, utilizzata con successo da persone del calibro di Bill Gates, Arnold Schwarzenegger.

Consiste nel costruire delle immagini positive di te stesso nel futuro prossimo o lontano. Puoi vederti portare a termine tutto quello che hai da fare durante il giorno, dare 5 esami in un mese, concludere magnificamente l’importante progetto che ti è stato affidato. Perché sia efficace, concentrati sulla gioia che provi nel momento in cui ti vedi fare queste cose e quella che provi ad averle compiute. Pensa al tipo di persona che vuoi essere e ciò che puoi fare per ottenere questi risultati.

E sta per Esercizio:

L’esercizio è un toccasana per il corpo e per la mente. Che siano 30 minuti di corsa, stretching dinamico, esercizi con i pesi o Yoga, un po’ di movimento al mattino ti darà l’energia fisica e mentale necessaria per affrontare il resto della giornata.

R sta per Reading:

Quale modo più semplice di acquisire nuove conoscenze se non quello di imparare dai più esperti, da persone che hanno avuto successo e che fanno quello che vorresti fare tu? Leggere, soprattutto al mattino, è una grande fonte di ispirazione e di motivazione.

S sta per Scrittura:

Mettere nero su bianco i nostri pensieri ci permette di rielaborare le idee e avere un quadro più chiaro della nostra vita.

Puoi scrivere qualsiasi cosa: preoccupazioni, pensieri, successi e lezioni apprese, cose per cui sei grato o semplicemente ciò che ti è accaduto. Avere degli appunti scritti, inoltre, ti permette di poterli rileggere dopo qualche mese e tracciare i progressi raggiunti nel tempo.

Ciò detto, queste pratiche sono solo delle linee guida, perché non esiste una formula che vada bene per tutti. Ognuno di noi deve trovare le misure giuste per cucirsi addosso la propria routine mattutina.

Puoi decidere di adottare tutti o solo alcuni dei S.A.V.E.R.S., aggiungendone gradualmente altri. Di volta in volta, cerca di capire quello che ognuno di essi ti dà e cosa fa più per te.

Puoi anche aggiungere attività completamente diverse. Prova a pensare: che cosa mi piace fare la mattina? Cosa riuscirebbe a motivarmi, stimolarmi e caricarmi per far partire bene la giornata?

Io, per esempio, ho scoperto che un po’ di bella musica riesce subito a mettermi dell’umore giusto e che una doccia fredda è più potente di qualsiasi caffè!

Sei libero di scegliere l’ordine e la quantità di tempo da dedicare a ciascuno dei passi. Potresti cominciare la routine direttamente con 30 minuti di corsa e riservarne poi solo 15 a tutto il resto.

Infine, puoi variare dinamicamente la routine in base alle circostanze e agli impegni giornalieri. Puoi dedicare, ad esempio, parte del tempo per ripassare i dettagli dell’importante meeting aziendale o per rileggere i tuoi appunti in vista di un esame.

CONSIGLI PRATICI

Ti propongo alcuni accorgimenti universalmente utili e molto efficaci che aiutano a dormire e svegliarsi meglio. Puoi cominciare ad applicarli già da domani!

  1. Fai entrare la luce del sole in camera da letto

Lascia la finestra aperta per far entrare un po’ di sole al mattino. I tuoi occhi e il tuo corpo capiranno che è ora di svegliarsi.

  1. Acqua a portata di mano

Dopo le ore notturne, niente ristora come un bicchiere d’acqua. Provare per credere.

  1. Alzati subito dal letto

Iniziare la giornata alzandosi alla prima sveglia è una piccola vittoria che ti farà sentire più energico e disciplinato.

  1. Svegliati sempre alla stessa ora

Il nostro corpo ha un orologio biologico che sa quando è il momento di dormire e quando quello di svegliarsi. Avere sempre gli stessi orari lo aiuta a regolarsi e in questo modo riuscirai ad addormentarti e svegliarti più agevolmente.

  1. Procurati un tracker

È capitato a tutti di svegliarsi proprio nel bel mezzo di un sogno ed impiegare un po’ per capire se stessimo ancora sognando o meno. Questo accade perché il sonno non è lineare, ma è composto da fasi di sonno più o meno profondo. Un’applicazione come “Sleep As Android”, magari in tandem con una Smart Band dotata di cardiofrequenzimetro, riesce a capire qual è il momento giusto per svegliarsi. Mai più brutti risvegli!

  1. La doccia svedese

Ai più coraggiosi consiglio di provare almeno una volta l’ebrezza di una doccia fredda al mattino. Fai la tua ordinaria doccia e, alla fine, gira la manopola sul freddo e goditi la sensazione dei neuroni schiudersi come popcorn su una padella rovente.

Superata questa prova nessun’altra potrà fermarti!

E ricorda: la vita è composta da anni, ogni anno da giorni, e tutti i giorni cominciano dalla mattina.

Conquistate le vostre mattine e dominerete la vostra vita.

Ti auguro un buon inizio settimana.

A presto,

Raffaele ed il team SmartBrain

DECIDI ORA O TACI PER SEMPRE

“Is in the moment of decision that your destiny is shaped”

Tony Robbins

 

Il tempo è diventato senza dubbio la risorsa più preziosa della nostra epoca, ancor più del denaro.

Sicuramente ti sarai chiesto almeno una volta: è possibile ottenere maggiori risultati, una qualità di vita maggiore e contemporaneamente avere più tempo a disposizione?

Lo so, sembra un’utopia…ma la risposta è sì!

Per riuscirci non basta fare il classico corsetto sulla gestione del tempo con le solite e ormai arcinote nozioni e tecniche per ritagliarsi un’oretta qua e là.

Il cambiamento necessario deve essere qualcosa di più radicale, a livello di mindset, perché se rimani nella mentalità del fare, beh non ci sarà strategia che tenga…da lì non uscirai più.

LA MENTALITÀ DEL FARE

È quella che ti porta a organizzare il tuo tempo secondo la classica domanda “Che cosa devo fare?”. Facile notare la presenza del tipico verbo “dovere” e la caratteristica parola chiave “fare”, che ti porterà a creare la cosiddetta To do list.

La mentalità del fare è la vecchia mentalità dei nostri genitori, dei nostri nonni, che è stata tramandata di generazione in generazione. Un tempo funzionava davvero. Quando il livello medio di performance era settato su un grado medio basso di output, la mentalità del fare funzionava: facevi qualcosa in più rispetto alla media ed il risultato di certo arrivava. Lavoravi 12 ore al giorno e scalavi le classifiche in un batter d’occhio. Ti facevi un discreto “mazzo” per prendere una qualsivoglia laurea ed ecco pronto per te un futuro roseo e ricco di soddisfazioni.

Oggi non è più così. Lavorare 12 ore è la media nella stragrande maggioranza delle realtà aziendali, per non parlare poi delle libere professioni… Oggi la laurea non è altro che un primo step di formazione che in molti casi non è sufficiente nemmeno ad assicurare un impiego.

Oggi siamo entrati in un’altra era, viviamo in un mondo digitale e frenetico, scontrandoci col fatto che è sempre più facile trovarsi sopraffatti da mille impegni, incombenze, attività e urgenze. Tutto questo porta a fare tanto, sotto stress e con risultati che raramente ci soddisfano appieno.

La soluzione è cambiare mentalità.

LA MENTALITÀ DEL RISULTATO

È necessario passare dalla mentalità del fare alla mentalità del risultato.

La chiave è individuare le strategie, il mindset e i comportamenti degli individui con la mentalità del risultato, modellare le loro strategie e fare in modo che questo approccio arrivi a permeare la nostra vita in ogni suo aspetto.

Il tempo…

Pensaci un attimo, il tempo delle nostre giornate è fisso: tutti noi abbiamo lo stesso identico ammontare di tempo: 24 ore. Dinanzi a questo, le disuguaglianze vengono abbattute.

La differenza sta in come lo utilizzi. Il denaro si può gestire, la comunicazione e lo studio anche…il tempo no! Possiamo però gestire noi stessi all’interno del tempo.

La chiave è sviluppare il mindset giusto che permetta di realizzare le proprie ambizioni senza sacrificarsi sull’altare del successo professionale.

Il cambiamento sta nella nostra testa. È la nostra mente che dobbiamo imparare a gestire, non il tempo. È necessario cambiare modo di pensare perché sono i nostri schemi mentali che determinano come agiamo e quindi i risultati che otteniamo.

Il soggetto tipico della mentalità del fare la domenica sera si pone la fatidica domanda: cosa devo fare domani?

Tira giù una bella lista e la ordina secondo priorità, durata e importanza. Cerca di incastrare le decine di attività nella sua agenda settimanale. Gioca a Tetris con caselline di varie dimensioni in modo da avere ogni spicchio di tempo perfettamente incasellato.

A fine settimana questo giochetto gli ha permesso di portare a termine la stragrande maggioranza delle attività che aveva deciso di fare.

Il livello di stress è regolarmente aumentato.

Non sarà riuscito a completare tutte le attività perché è impossibile farlo.

Chi vive nella mentalità del fare può avere 30 ore al giorno e comunque non gli saranno sufficienti a completare ciò che ha nella lista.

L’obiettivo di chi ragiona in questo modo è quello di smarcare quante più attività possibili presenti nella to do list creata a inizio settimana, e qual è la strategia per farlo? Portando a termine le attività che richiedono un minor dispendio di energie sia fisiche sia mentali: attività poco importanti, magari anche urgenti, ma che spesso potrebbero essere tranquillamente delegate a qualcun altro. In questo modo, restano spesso fuori dalla lista le attività cruciali, quelle che generano i risultati maggiori.

Oggi fare di più non è sufficiente, oggi conta cosa fai e come lo fai, molto più che quanto fai. Se vuoi ottenere di più, devi fare di meno, concentrando le tue energie su ciò che fa la differenza. Non puoi pretendere di fare tutto, devi decidere cosa vuoi e concentrati su quello.

Nel 1896 l’economista Vilfredo Pareto, uno degli italiani più studiati al mondo, enunciò quello che è comunemente noto come “Principio di Pareto” o “regola dell’80-20”.

Questo è estremamente utile per gestire con rapidità e facilità situazioni e problemi complessi, soprattutto quando si deve mettere a fuoco sia il problema sia la soluzione. In poche parole, esso afferma che l’80% dei risultati che otteniamo deriva dal 20% di ciò che facciamo e, viceversa, l’80% delle nostre attività genera soltanto il 20% dei nostri risultati.

Per essere efficaci oggi bisogna concentrare le proprie energie su quel 20% di attività che fa la differenza a costo di eliminarne o ridurne drasticamente altre.

Ed è qui che entra in gioco la mentalità del risultato.

Ricordi la domanda della mentalità del fare: “Cosa ho da fare adesso/oggi/questo mese?”

Cancellala!

La mentalità del risultato si fonda su una domanda molto diversa dalla precedente: “Quali risultati voglio ottenere?

È facile notare la presenza del verbo “volere” e la parola chiave “risultati”. Alla mentalità del risultato interessa ciò che si vuole ottenere, non cosa c’è da fare a priori.

Il focus è incentrato sui risultati e l’impegno sarà di conseguenza maggiore perché maggiore sarà la motivazione, nonché l’obiettivo da raggiungere che abbiamo in mente.

Arrivati qui, vorrei che da adesso focalizzassi la tua attenzione sul risultato e che definissi il tuo piano di azione in base a ciò che devi raggiungere.

Non ci sarà mai il tempo per fare tutto, questo vale per me, per te come anche per il più grande stacanovista al mondo.

Individua nella tua vita le attività che concorrono al risultato che vuoi ottenere e concentrati su quelle!

Il tempo è un elemento oggettivo e oggettivamente limitato. Non lo controlli e non lo gestisci.

L’unico elemento che puoi gestire all’interno del tempo sei tu, sono le tue decisioni e di conseguenza le tue azioni.

Ed ecco che tocchiamo un altro tassello fondamentale per essere padroni del tempo: saperdecidere.

Devi allenare il muscolo delle decisioni esattamente come in palestra si allenano bicipiti e quadricipiti.

Decidere vuol dire recidere: elimina le alternative e focalizzarti su un’unica opzione. Nellamentalità del risultato devi avere la capacità di capire cosa va fatto e cosa non va fatto, ed è fondamentale aver sviluppato il potere decisionale.

Ne consegue che devi saper scegliere: le persone efficaci fanno meno cose e ottengono più risultati.

Quali sono le difficoltà connesse al processo decisionale?

I motivi principali sono: Paura, Incertezza, Mancanza di abitudine, Mancanza di risorse.

Analizziamo brevemente i 4 blocchi.

  1. Paura

Si è portati a non decidere per paura di cosa?

Delle conseguenze di una decisione sbagliata, del possibile fallimento, del giudizio e del rifiuto delle altre persone, delle responsabilità, del senso di inadeguatezza o di rivivere brutte esperienze passate.

La paura ci priva del nostro potere personale, ovvero l’abilità di agire.

La soluzione non risiede nel completo annichilimento della paura stessa, bensì nel suo controllo.

La paura si può superare in tre modi:

– Chiedendoti cosa ti spaventa di più, e delineando la paura nel modo più chiaro possibile. Solo in questo modo è possibile affrontarla: smettendo di nutrirla, di farla crescere sempre più, poiché uccide le tue ambizioni e incoraggia l’immobilismo;

– Ragionandoci sopra e comprendendo che è solamente uno stato mentale.

 Affrontandola: nel momento in cui affronti una tua paura essa si dissolve. A volte è necessario affrontarla più di una sola volta per convincerti del fatto che si dissolve, ma lo farà ogni volta.

Pensa a una decisione che in passato avresti voluto prendere ma che non hai preso. Quale paura ti ha bloccato nel decidere?

  1. Incertezza

Il secondo motivo che porta a non prendere decisioni alberga nel fatto che si vuole sempre avere un alto livello di certezza sull’esito finale della decisione. Nella vita quotidiana questo non è quasi mai possibile. Si è quindi portati a procrastinare le decisioni a un punto tale per cui sarà sempre troppo tardi.

Pensa ad alcune buone decisioni che hai preso in passato. Qual era il livello di sicurezza circa le possibili conseguenze? Avevi davvero la certezza matematica di ciò che sarebbe successo oppure ti sei lasciato guidare dalle tue motivazioni e convinzioni più profonde?

  1. Abitudine

Il terzo motivo è proprio la mancanza di abitudine nel prendere decisioni, da quelle più importanti e delicate fino alle più semplici e di minore impatto.

Avrai sicuramente avuto a che fare con chi al ristorante esamina il menù per 20 minuti per decidere una pietanza, arriva il cameriere pronto a prendere le ordinazioni, e questo qualcuno chiede: “Posso avere ancora 5 minuti?”.

Bisogna allenare il “muscolo delle decisioni” e farlo ogni giorno, più volte al giorno, anche nelle decisioni quotidiane di poca importanza. Così facendo, sarà possibile trovarsi a proprio agio nei momenti delicati dove le decisioni da prendere rivestono priorità di ben altro livello.

Pensiamo di non avere abitudine a prendere decisioni quando invece sappiamo farlo perfettamente. Ogni giorno da quando ci svegliamo prendiamo centinaia di decisioni: decidiamo quali vestiti indossare, se fare o meno colazione, come farla, cosa mangeremo per il resto della giornata, decidiamo dove sederci sui mezzi di trasporto, dove sederci in aula, a una riunione…

Per comunicare al tuo cervello quanto sei già capace di prendere decisioni e farlo velocemente prova ad allenarti per una settimana aggiungendo mentalmente, o a voce alta “Io decido di…”, prima di ogni azione che ha richiesto la presa di una decisione anche piccola (per esempio: “Io decido di mettere la camicia celeste, io decido di scendere a questa fermata dell’autobus e fare un tratto a piedi sotto il sole, io decido di…)

Quali potrebbero essere alcune decisioni, anche di minore impatto, che potresti prendere giornalmente la prossima settimana?

  1. Risorse

L’ultimo motivo riguarda il fatto che prendere decisioni risulta difficile e faticoso perché non si usano tutte le risorse a disposizione nel momento opportuno. L’essere umano è dotato di quattro tipologie di “risorse”:

a) Fisiche

b) Mentali

c) Emozionali

d) Spirituali

È importante poter fare affidamento su di esse ogni qual volta siamo in procinto di prendere una decisione. Sono fondamentali per non sentirsi sopraffatti da stati d’animo depotenzianti che ci condurranno nella stragrande maggioranza dei casi a optare per decisioni mai vincenti. Pensa ad una decisione che dovresti prendere in questo periodo. Quali sono gli stati d’animo che provi a riguardo? A quali risorse credi di riuscire ad attingere?

ESERCIZI PRATICI

Esercizio 1: Mentalità del Risultato

Per i prossimi 5 giorni chiediti ogni giorno: Che risultato voglio ottenere?

Assicurati di farlo sempre con carta e penna a portata di mano. Carta e penna, non cellulare! Ogni giorno poniti questa domanda e appunta la risposta.

Passati i 5 giorni butta giù una lista delle attività più importanti che concorrono ai risultati che veramente ti interessa ottenere.

Esercizio 2: Il muscolo delle decisioni

Alla luce di quanto esposto sopra, prova a fare questo esercizio che ti aiuterà amigliorare il tuo potere decisionale.

Per prima cosa analizza molto attentamente come si svolgono le tue giornate tipo e fai due liste:

Lista 1: le dieci principali attività lavorative, o legate allo studio, alle quali dedichi più tempo ed energia.

Lista 2: relativa alla tua vita personale, sempre con lo stesso criterio.

Adesso, per ognuna delle due liste stilate, domandati quali sono, tra tutte le attività che hai scritto, quelle che generano risultati direttamente o che, indirettamente, ti consentono di generarne altri.

Sarà a queste che dovrai dedicare le migliori energie.

Per arrivare ai risultati che vuoi ottenere, dovrai prendere delle decisioni.

Ora che entrambe le tue liste sono state riviste e corrette secondo il criterio della mentalità del risultato, pensa ad una decisione importante, legata alla sfera lavorativa o personale, che rimandi spesso o che non hai mai preso e che sai potrebbe migliorare ulteriormente i tuoi risultati personali.

È molto importante che tu la scriva su carta per focalizzarla meglio.

Adesso ripensa ai quattro principali motivi che impediscono alle persone di prendere decisioni, rifletti e ragiona su quelli che ti hanno impedito o che ti impedirebbero di prendere questa importante decisione.

Rispondi alle seguenti domande relative alla decisione importante che hai scritto:

Perché è importante farlo adesso?

Cosa otterrai?

Cosa cambierà nella tua vita?

Che tipo di persona diverrai?

Ora rileggi bene a voce alta l’importante decisione da prendere che hai scritto e rileggi le risposte che hai dato.

Rileggere a voce alta è molto efficace perché serve a dare più importanza alla decisione che vuoi prendere e ti spronerà ulteriormente a renderla concreta.

Ultimo step: concentrati su quale sia il primo passo da fare per raggiungere quella decisione e scrivilo.

Quali sono gli step immediatamente successivi al primo? Scrivi anche quelli.

Ripetili più volte guardandoti allo specchio o, meglio ancora, di fronte a più persone possibili e in ogni situazione.

Infine, dopo aver scritto quali potrebbero essere i passi successivi, ritorna sul primo e… fallo subito!

Decidi adesso!

Ti auguro un grande in bocca al lupo per le tue decisioni.

A presto,

Raffaele

I 25 LIBRI DI CRESCITA PERSONALE CHE DEVI LEGGERE ASSOLUTAMENTE

 

“Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso”

Marcel Proust

Inizio l’articolo con questa citazione perché ogni volta che abbiamo un libro tra le mani e spaziamo tra le righe delle sue pagine, le storie, le idee ed i concetti in esso contenuti, compiamo un viaggio profondo dentro noi stessi.

Molto spesso in questi viaggi capita di percorrere sentieri inattesi e inesplorati e che con nostra grande sorpresa ci svelano noi stessi.

Se decidiamo di voler conoscere meglio i nuovi sentieri, questi possono divenire veri e propri percorsi.

Percorsi di scoperta, di cambiamento, di crescita e, a volte, percorsi di vita.

Finita la premessa. Lo scopo dell’articolo non è convincerti di quanto sia stupendo leggere, credo che questo tu già lo sappia alla perfezione, così come sai che chi legge tanto e permette alla sua mente di nutrirsi di nuove idee ha qualcosa in più rispetto agli altri: il suo cervello è più interessante della media dei cervelli che lo circonda. E il cervello è l’organo più seduttivo di cui disponiamo.

In questo articolo riporto prevalentemente titoli di libri di formazione, sebbene io adori anche i romanzi e la letteratura.

Questi libri mi hanno accompagnato in percorsi di crescita, mi hanno fornito strumenti per potenziare le mie capacità, hanno cambiato la mia mente, quindi le mie azioni e da queste il mio carattere. Spero che possano fare lo stesso effetto anche a te.

  1. Pensa e arricchisci te stesso (Napoleon Hill)

Uno dei pilastri della crescita personale. È il libro con cui ho iniziato il mio viaggio all’interno del mondo della formazione. Disteso su una sdraio in riva al mare, leggendo le parole di Napoleon Hill iniziava a delinearsi nella mia mente cosa avrei dovuto fare nel futuro.

  1. Il più grande venditore del mondo (Og Mandino)

Questo libro è particolare: va letto una volta tutto d’un fiato (lo si fa in un pomeriggio), poi va riaperto ed utilizzato per i mesi successivi. Non posso spiegarti perché, sarebbe uno spoiler gratuito di quello che Og Mandino ti spiegherà nel libro. È stato il mio compagno di viaggio, quando ne avevo più bisogno.

  1. Come trattare gli altri e farseli amici (Dale Carnegie)

Circa un anno fa ho letto un’intervista a Warren Buffett “Oracolo di Omaha”, considerato il più grande value investor di sempre. Durante l’intervista dichiara che a 16 anni ha letto un libro che gli ha cambiato la vita per sempre: il libro era Come trattare gli altri e farseli amici. Uno dei migliori libri di sempre sulla comunicazione.

  1. Le 7 regole per avere successo (Stephen R. Covey)

Il coraggio: padre di tutte le virtù, l’umiltà: madre di tutte le virtù. Così le definiva Covey.

Le sue idee sono brillanti, le sue teorie sono potenti e possono portare una ventata di cambiamento significativo nella tua vita. Lo hanno fatto nella vita di molti.

  1. La bottega di magia (James Doty)

Era il 24 dicembre 2015 quando rovistavo tra gli scaffali di una piccola libreria cercando un regalo per mia madre. Ad un tratto il mio sguardo fu colpito da una copertina blu dal titolo La bottega di magia. L’ho comprato, l’ho letto d’un fiato e da allora lo regalo (o lo consiglio) a qualunque persona entri a far parte della mia vita.

  1. 4 ore alla settimana (Tim Ferriss)

Ricordo che durante la lettura del libro ho dovuto rimettere in discussione così tante convinzioni e abitudini che non ricordo neanche più quali fossero. Parla del tempo e dell’automazione.

Può darti una spinta al cambiamento, può portarti a rivoluzionare tutto.

  1. Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita (Giulio Cesare Giacobbe)

Leggero, divertente e di grande aiuto per capire dinamiche importanti sul funzionamento della nostra mente. Vivamente consigliato il libro dello psicologo e scrittore italiano.

  1. Grit (Angela Duckworth)

Stupendo libro sulla grinta, la passione e la determinazione.

  1. Le armi della persuasione (Robert Cialdini)

Cialdini è uno dei principali studiosi della psicologia sociale della persuasione. Nel suo libro rivela il prezioso contenuto delle sue ricerche.

  1. Il monaco che vendette la sua Ferrari (Robin Sharma)

Parole profonde e insegnamenti vincenti da parte di un Monaco… ma non era un brillante avvocato?

Un libro da leggere tutto d’un fiato per poi riflettere a lungo sui suoi insegnamenti.

  1. Come ottenere il meglio da sé e dagli altri (Anthony Robbins)

Tony Robbins è uno dei più grandi formatori al mondo. I suoi libri sono un tornado così come i suoi corsi. Se ti aspetti un libricino veloce, non è questo il caso. Le quasi 400 pagine ti guidano in un percorso di analisi su te stesso che può cambiarti la vita.

  1. 7 strategie per la ricchezza e la felicità (Jim Rohn)

Inserisco nell’elenco anche un libro che non ho ancora letto. È pronto sul mio comodino e lo inizierò non appena finirò i tre che sto leggendo in questo momento.

Jim Rohn è stato il primo mentore di Tony Robbins e “7 strategie per la ricchezza e la felicità” mi è stato consigliato da numerosi amici che stimo.

  1. Siddharta (Hermann Hesse)

Stupendo il viaggio di Siddharta e altrettanto lo saranno le ore che passerai in compagnia di questo libro. Buona lettura.

  1. Da animali a dèi (Yuval Noah Harari)

Durante i miei corsi consiglio questo libro dicendo ironicamente che mi è stato suggerito direttamente da Bill Gates! Il suggerimento è arrivato davvero da lui ma l’ho letto in un articolo in cui ne consigliava vivamente la lettura. Il libro è stupendo e le idee e le ricerche che trovate all’interno vi apriranno la mente!

  1. Homo deus (Yuval Noah Harari)

Questo libro è un must! Così come il precedente. Consiglio di leggere Sapiens e subito dopo Homo deus. Fallo per favore e mi ringrazierai.

  1. La via del guerriero di pace (Dan Milliman)

Questo libro è una bellissima storia romanzata che parla di un addestramento. Lo consiglio a chiunque pensi che la vita sia un percorso di allenamento per sviluppare nuove capacità e… nuova forza!

  1. Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere (John Gray)

Ricordo che mi è stato consigliato da una cara amica con il suggerimento di leggerlo insieme alla mia dolce metà perché è un libro che aiuta a capire, comprendere e apprezzare le nette differenze tra gli abitanti di un pianeta e quelli di un altro.

  1. The Game (Neil Strauss)

Può, in poco più di un anno, un timido giornalista del N.Y.T. divenire uno dei più abili artisti della seduzione? Non è un manuale né un testo che ti insegna strategie sul rimorchio. È un viaggio autobiografico ben scritto. È affascinante come il mindset e le tecniche di comunicazione siano lo sfondo dell’intero racconto.

  1. Detto, fatto! (David Allen)

Se disponi già di ottime abitudini manageriali e di gestione del tempo, il libro ti aiuterà a svilupparne di nuove. Se invece non è così e l’argomento ti interessa, compra il libro e studialo con attenzione.

  1. L’Alchimista (Paolo Coehlo)

Non esagero se scrivo che sono passati oltre 15 anni da quando ho letto questo libro e… credo proprio sia arrivato il momento di rileggerlo. È stato il primo libro regalatomi dal mio migliore amico, non appena aveva finito di leggere l’ultima pagina.

  1. I trucchi della mente (Derren Brown)

Adoro il tema dell’ipnosi e mi affascina il limbo che esiste tra il libero arbitrio ed il condizionamento. Questo libro esplora la terra di mezzo. Mi piace il modo in cui è scritto: scorrevole e irriverente.

  1. Metamorfosi terapeutica (R. Bandler e John Grinder)

Due geni nel campo della Programmazione Neuro Linguistica, che nasce proprio da loro. Il libro non è particolarmente leggero, ma l’originalità delle scoperte riportate lo rende di grande valore.

  1. Autostrada per la ricchezza (M.J. DeMarco)

Se ti interessa il tema della libertà finanziaria devi leggere due libri. Questo è il primo.

  1. Domina il gioco (Anthony Robbins)

Questo è il secondo.

  1. Come si diventa un venditore meraviglioso (Frank Bettger)

Libro molto piacevole sulla motivazione. Regalo del mio primo Istruttore.

  1. PNL è libertà (O. Fitzpatrick e R. Bandler)

In questo libro, uno dei più brillanti e appassionati studenti di Richard Bandler (padre della PNL) riporta riflessioni ed insegnamenti del suo maestro su vari interrogativi che gli pone durante i loro incontri.

  1. La dittatura delle abitudini (Charles Duhigg)

È il libro più interessante che abbia letto sul tema, sino ad ora. Completo di decine e decine di casi ed esempi pratici. Molto utile.

  1. 1984 (George Orwell)

Il mio libro preferito!

  1. Chi ha spostato il mio formaggio? (Spencer Johnson)

Si legge in poche ore ed è adatto a qualunque pubblico “adulto”.

Ho aggiunto qualche titolo in più rispetto a quanto annunciato in apertura.

Ritornerò ad aggiornare questo articolo in futuro.

Per ora ti auguro una buona lettura.

A presto,

Raffaele

SIAMO I RESPONSABILI DI CIÒ CHE (NON) FACCIAMO

Hai mai sentito parlare di reattività e proattività?

Ti lascio qualche istante per pensare a questi due termini, cercare una risposta e capire, a pelle, di cosa si tratta e in quale dei due è meglio identificarsi.

Essere reattivi significa lasciare che sia ciò che è esterno a noi, cioè la società e altri fattori che non possiamo controllare, a determinare la nostra vita e le nostre azioni.

Esistono tre teorie deterministiche, ampiamente condivise, che spiegano perché l’uomo dovrebbe comportarsi in questo modo:

  • Il determinismo genetico: sei scontroso, hai un caratteraccio e risulti antipatico a prima vista perché tuo nonno era così. Ce l’hai nel sangue, è un tratto di famiglia, è scritto nel tuo DNA. Tutto dipende dai tuoi antenati, da cui hai ereditato le caratteristiche.
  • Il determinismo psichico: quando vieni ripreso sul lavoro, torni alla tua scrivania a testa bassa, non parli più con nessuno e ti rattristi, perché da piccolo, quando sbagliavi, i tuoi genitori ti mettevano in punizione nella tua cameretta. La struttura del tuo carattere dipende dalle esperienze che hai vissuto durante l’infanzia, da come sei stato cresciuto. Le situazioni del presente rimandano a uno stato emotivo che ti è stato inculcato nel passato. Recuperi dalla memoria quella sensazione e agisci dominato da essa.
  • Il determinismo ambientale: sei gentile perché lo sono i tuoi compagni di università. Sei frustrato perché sei in una brutta situazione economica. Sei furibondo per colpa della moglie o perché il gatto ha rotto il televisore. Sei paziente perché le persone con cui hai a che fare sono pazienti. Ogni situazione in cui ti trovi dipende dall’ambiente che ti circonda.

L’idea di fondo è che a un particolare stimolo proveniente da fuori, il nostro cervello reagisce in un modo particolare e ben fissato. Quanto bene queste teorie descrivono la natura umana? Beh, è un peccato aver descritto così a fondo il modello reattivo per dire che, in fin dei conti, è un atteggiamento totalmente inadeguato.

Sarai ben felice di scoprire che l’essere umano è dotato di alcune straordinarie capacità: l’immaginazione, cioè la capacità di creare oltre la tua realtà attuale; la volontà indipendente, che consiste nello sforzo di compiere un’azione perché è ciò che vuoi fare, indipendentemente da tutto il resto; l’autoconsapevolezza, ovvero la facoltà di riflettere sul tuo stesso pensiero.

Attraverso queste capacità tu puoi riprogrammarti.

Ah, perché ero programmato? Esatto. Posso scommettere che fino a ieri hai creduto che la maggior parte delle tue azioni o ciò che non hai mai potuto fare dipendesse dall’esterno.

Oggi ti dico che invece dipende da te.

Lo so, può far male ammetterlo: se vuoi cambiare, il primo passo da fare è riconoscere che, se ora sei in una situazione che non ti piace, è colpa tua. Con onestà devi ammettere: “Sono così per le scelte che ho fatto ieri” per poter affermare: “Da oggi scelgo diversamente, scelgo io.”

Quindi cos’è la proattività? Prendere l’iniziativa?

No, o almeno, non solo questo. Provo a spiegartelo con una storia.

Victor Frankl era uno psichiatra ebreo, cresciuto nella tradizione della psicologia freudiana, secondo cui ciò che ci accade da piccoli plasma il nostro carattere, determina la nostra vita, dà forma ai nostri limiti. Nella Germania nazista del tempo, Frankl venne deportato in un campo di concentramento. Ogni giorno le persone che aveva conosciuto sparivano per non tornare mai più. Non solo, la stessa sorte toccò ai suoi famigliari: i suoi genitori furono destinati alle camere a gas, così come suo fratello e sua moglie. Solo sua sorella scampò alla morte. Frankl stesso subiva maltrattamenti in continuazione, vivendo, insieme agli altri prigionieri, con l’atroce dubbio: sarà quello il mio destino funesto? Ma un giorno, nella sua piccola cella, Frankl si rese conto di qualcosa, di una verità profonda: le guardie naziste avrebbero potuto fare ciò che volevano del suo corpo, avrebbero modificato a loro piacimento l’ambiente in cui viveva, lo avrebbero sottoposto a ogni condizionamento esterno che desideravano, ma c’era una cosa che non potevano fare.

Victor Frankl realizzò che era lui a scegliere il suo grado di coinvolgimento, lui decideva quanto ciò che gli accadeva potesse influire su di sé. Ciò che non potevano togliergli era quella che lui chiamò “l’ultima delle libertà umane”: tra quanto gli succedeva (lo stimolo) e la sua reazione c’era la libertà, la libertà di scegliere la sua risposta.

A poco a poco egli esercitò sempre più questa sua libertà, accrescendola di continuo, fino ad avere più libertà dei suoi stessi carcerieri: loro avevano più scelte su come torturarlo, ma lui aveva più libertà vera, autentica. Frankl insegnò quanto aveva appreso ai suoi compagni, ridando loro una dignità, seppure nella condizione di prigionia in cui vivevano. Divenne per loro una fonte d’ispirazione.

Fortunatamente nessuno di noi si trova e si troverà mai nella situazione di Frankl, eppure quest’eroe è il miglior esempio di persona proattiva che si possa citare. Così come fece lui, sei tu a decidere se il mondo esterno ti condiziona o no, e come rispondi agli stimoli. Alcune persone sono soggette al cosiddetto “tempo sociale”: si sentono positive e piene di energia quando gli altri le tengono in considerazione e le trattano bene; si sentono negative e prive di ogni forza quando gli altri le trattano male. Una persona proattiva non può patire il tempo sociale. Anche se piove, la sua forza nel portare avanti le sue attività non perde di intensità. I condizionamenti esistono: sei tu a scegliere quanto influiscano. Come affermava Eleanor Roosevelt: “Nessuno può farvi del male senza il vostro consenso.”

A ferirci non è quello che ci succede, ma la nostra reazione a quanto ci succede. L’uomo è per sua natura proattivo. Se fino ad ora hai subìto, è perché lo hai scelto, perché hai permesso che l’ambiente agisse su di te.

Siamo responsabili delle nostre azioni. Infatti, se analizziamo la parola responsabilità, essa letteralmente significa “abilità di risposta”: la persona proattiva sa scegliere la sua risposta. Il suo segreto è saper subordinare le emozioni, specie se negative, ai suoi valori.

QUALCHE CONSIGLIO PRATICO

  1. Stila una lista di 5 semplici regole, piccole attività che dovrai svolgere ogni giorno. Trova qualcosa che spesso avresti voluto fare, ma solitamente non fai. Ad esempio, se credi di essere troppo timido per fare una domanda ad alta voce in aula, seduto al tuo posto, e quindi eviti di farla per poi andare dal professore durante la pausa, una regola può essere quella di fare ogni giorno una domanda al prof dal tuo posto. Se c’è un’attività che dovresti svolgere quotidianamente, di piccola entità, ma rimandi sempre perché dopo un’intensa giornata di studio o lavoro credi di non avere più forze per fare altro (falsa credenza), allora dedica mezz’ora ogni giorno a quell’attività. Al mattino, pomeriggio o sera, non importa quando, ritagliati quella mezz’ora! Scrivi 5 regole, seguile ogni giorno: ti aiuteranno a superare limiti che credevi di avere. Quando hai metabolizzato una delle 5, la puoi sostituire con qualcosa di nuovo che ti metta nuovamente alla prova.
  1. Cambia il tuo vocabolario. Tipiche frasi da persona reattiva sono “Non ce la posso fare”, “Non ho altre possibilità”, “Io sono fatto così”. Questo tipo di frasi deve sparire. Anzi, trasformarsi in “Ho una soluzione a questo problema”, “Ho le facoltà per affrontarlo”, “A questa situazione esiste un’alternativa”, “Di solito faccio così, ma questa volta è meglio fare diversamente”. Questo è il tipico linguaggio di una persona proattiva, che trova e, se serve, cambia i suoi mezzi per risolvere il problema. Puoi provare anche a far così: per un giorno intero ascolta il tuo linguaggio e quello degli altri. Quante volte usi o senti dire “Io non posso”, “Io devo” e altre frasi reattive?
  1. Trasforma i pensieri in azioni. La persona reattiva spreca tempo a pensare a cosa potrebbe o dovrebbe fare senza farlo. Se alla fine lo fa, ha comunque perso tempo. Quando pensi che qualcosa andrebbe fatto, prendi subito la decisione e fallo. Se il giudizio ti porta a concludere di non farlo, allora elimina subito quel pensiero, non serve più, ormai appartiene al passato. In ogni caso, non avrai passato minuti, ore o addirittura giorni a pensare e ripensare ad un’attività che non richiedeva tutto quel tempo. Se questo accade, è perché il modello reattivo sta prevalendo: ribalta la situazione e agisci.
  1. Trova un’esperienza in cui ti imbatterai non molto lontano nel futuro e che, in base al tuo comportamento passato, vivresti in modo reattivo. Considera come puoi usare le tue attuali capacità per affrontare quella situazione in modo proattivo. Cerca di visualizzarti durante l’esperienza, di immaginarti agire proattivamente. Assumi con te stesso l’impegno di esercitare la tua libertà di scelta, non appena ti troverai coinvolto nell’attività suddetta.

Ricorda: tra lo stimolo esterno e la tua risposta, hai la libertà di scegliere.

Massimiliano

LA VERITA’ SULLE SEGHE MENTALI

Oggi vi parlerò di come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita.

In particolare, prima vi dirò cosa sono le seghe mentali e perché ce le facciamo. Vi dirò perché può essere utile smettere di farsele e poi come si fa a non farsele più.

COSA SONO LE SEGHE MENTALI

Vi sorprenderà sapere che farsi le seghe mentali equivale a pensare a cose che non sono attinenti con la realtà.

Voi direte “Ok ma io non penso ai draghi e agli hobbit, penso a cose che mi sono successe, cose reali”. Tutto sta, ovviamente, nella definizione di realtà.

La realtà è il nostro corpo e l’ambiente fisico che ci circonda.

Fine.

I nevrotici (ansiosi, depressi, paranoici, ecc.) sono convinti che la realtà stia dentro la loro testa.

Infatti, il male di cui soffriamo è quasi sempre mentale, più di rado è male fisico. E i pericoli inventati dal nostro pensiero sono praticamente infiniti. Alcuni appartengono al mondo che ci circonda: l’amico che ci sta fregando la ragazza, un collega che vuole farci le scarpe, il professore che non mi risponde alle mail. Altri sono attinenti al nostro Io: “oddio, mi prenderò l’aids, sono troppo grasso, faccio schifo, sono nato sfortunato, nessuno mi vuole, nessuno mi ama, sono fallito, rimarrò solo e abbandonato da tutti”.

Ovviamente se il pensiero esiste, c’è un motivo, è il risultato dell’evoluzione biologica e ha lo stesso scopo di tutte le funzioni biologiche: la sopravvivenza. Infatti, lo scopo immediato del pensiero è quello di scaricare la tensione eccessiva. Se, però, il pensiero rimane pensiero e non diventa azione, esso tende ad accumularsi e ad autoalimentarsi, aumentando a sua volta ansia, paranoie e altre seghe mentali.

Un problema reale, essendo reale, non può essere risolto con il pensiero, solo con l’azione.

Il pensiero che dà luogo all’azione non è una sega mentale.

PERCHÉ CI FACCIAMO LE SEGHE MENTALI

Il pensiero si produce indipendentemente dalla nostra volontà.

Il fatto che siamo coscienti del nostro pensiero non vuol dire che esso sia volontario. Soltanto quando volontariamente pensiamo a qualcosa, per esempio quando studiamo, leggiamo o ci applichiamo volontariamente alla soluzione di un problema reale, allora il nostro pensiero è volontario.

Il nostro cervello costruisce quasi tutto il nostro pensiero e attraverso di esso costruisce il nostro universo e la nostra vita. Nel nostro cervello c’è tutto, comprese le seghe mentali. Ecco perché ce le facciamo. Perché è il nostro cervello a farsele. Non siamo noi a volercele fare.

Esistono infatti due mondi: il mondo della mente e il mondo della realtà. Ad un oggetto o un evento del mondo della realtà, ad esempio un cavallo, percepito dalla nostra coscienza, noi attribuiamo un significato, per esempio “pericolo: mostro” sulla base di un analogo oggetto o evento registrato nella nostra memoria inconscia, “sono caduto da cavallo da bambino” e con il quale lo compariamo. È poi “mostro” e non “cavallo” che va a determinare il nostro comportamento “fuggo, aiuto”, che appartiene al mondo della realtà.

Questo significa che noi non abbiamo normalmente una rappresentazione oggettiva della realtà ma soltanto una rappresentazione soggettiva di essa, derivata dal condizionamento della nostra esperienza precedente, registrata in memoria.

Ciò che è evidente è che i due mondi sono distinti e separati, in quanto contengono oggetti ed eventi distinti e separati. Il mondo della realtà è reale, quello della mente non è reale.

Per vedere la realtà com’è, dovremmo smettere di pensare, cioè smettere di farci condizionare dalla nostra memoria.

PERCHÉ NON FARSI LE SEGHE MENTALI

Le seghe mentali portano ad un innalzamento del livello tensionale generato da uno stato di ansia, paura, da un allarme nei confronti di qualcosa che il cervello ritiene pericoloso. E questo genera sofferenza. Quindi, mi pare ovvio il motivo per cui non bisogna farsi le seghe mentali: smettere di soffrire. Se sei masochista, continua pure a fartele, io non ti importunerò.

COME SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI

La prima questione è: siamo veramente in grado di smettere di pensare a qualcosa o più in generale di pensare? La risposta è: sì.

Il secondo problema è: come? La risposta sta in quella che si definisce presenza mentale.

Per introdurti in modo semplice a questo concetto ti propongo un passo di un libro che si intitola Vita di Siddharta il Buddha, comprensibile anche dai bambini (quindi non tirare in mezzo scuse del tipo “il Buddhismo è difficile, io non lo capisco, io non sono capace”).

“Bambini, dopo aver sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando, staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca. Bambini, che cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando, staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca. Così facendo, non potete apprezzare la natura splendida del mandarino.”

Il segreto per smettere di farsi le seghe mentali consiste nel rivolgere la propria attenzione a ciò che si sta facendo, a ciò che ci succede, al mondo che si ha intorno. Questo si chiama presenza mentale. Se sei presente nelle cose che stai facendo, te le godi. Purtroppo, come tante cose nella vita, questo è più facile a dirsi che a farsi. Ma c’è un sistema, una tecnica.

TECNICHE PER SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI

Ci sono tre fasi che bisogna attuare per realizzare la presenza mentale: il mondo, il corpo, la mente.

  • La prima fase consiste nel concentrare la tua attenzione sul mondo materiale che ti circonda. Se tu passeggi per la strada e una persona ti sorride e questo fatto ti scivola addosso, per te è come se quella persona non esistesse. Lei non esiste per te e tu non esisti per lei. E così va avanti la vita, vivi senza vedere realmente nulla, senza godere realmente di nulla.

Ma se ti fermi ad osservare, a vivere con consapevolezza, ogni momento, persona, oggetto, situazione, potrai dire di aver realmente vissuto.

Non bisogna avere nessuna premura, non bisogna ottenere nulla, né cercare qualcosa. Solo osservare. Pian piano ti accorgi di diventare partecipe della realtà, cominci a vedere le cose per quello che sono, senza interpretazioni. Questo perché il nostro cervello non può ricevere normalmente più di una rappresentazione (concetto, immagine, emozione, sensazione) per volta.

Ovviamente, non riuscirai a mantenere a lungo questo stato, perché il pensiero automatico riprenderà il suo flusso. Ma ogni volta che vorrai potrai ritornare ad osservare. Il silenzio del pensiero viene detto in Oriente meditazione.

Quindi meditare non è una cosa così astrusa come tutti pensano. Si può semplicemente cominciare con l’osservare ciò che ci circonda, arrivare al punto di poter stare tranquillamente in una stanza a soffermarsi su ogni aspetto. Per gioco, prova poi a deconcentrarti, diventare completamente passivo, di tutto, delle sensazioni, i pensieri, senza selezionare, desiderare, senza giudicare, senza rifiutare. La meditazione serve per raggiungere l’accettazione. Solo grazie a questa è possibile, poi, agire in modo consapevole (se sai cosa significa passività, ti renderai conto del tuo agire consapevole e di questo parleremo in un altro articolo riguardo alla proattività).

  • La seconda fase nella realizzazione della presenza mentale è quella di rivolgere l’attenzione al corpo. Tutte le volte che ti accorgi di essere preoccupato per qualcosa, di provare rimpianti, desiderare cose che non puoi avere, cose di cui non puoi liberarti e altre seghe mentali, concentrati sul tuo corpo, scoprirai che il respiro è concitato, il cuore batte più veloce, lo stomaco è contratto, le mandibole sono serrate, i muscoli contratti. Cosa si può fare?

La cosa più semplice per iniziare è quelli di concentrarsi sul respiro. Questo perché la concentrazione su un oggetto neutro abbassa il livello della tensione e questo permette all’organismo di ricostruire il suo livello energetico ottimale. Quando sarai bravo in questo, sarà più facile concentrarsi sul proprio corpo e diventare consapevoli di come sta e di cosa fa.

  • La terza fase nella realizzazione della presenza mentale è quella di rivolgere l’attenzione alla mente. Cioè al pensiero. Se vogliamo che i pensieri smettano di prodursi, dobbiamo prima di tutto osservarli. Insieme ai pensieri, osserva anche le tue emozioni e sensazioni, la tua attività percettiva. Scoprirai tre cose:
  • Essi si producono automaticamente, come già visto
  • Rimanendo nel ruolo di osservatore non sei più colpito nel profondo dalle tue sensazioni. Si crea una specie di distacco.
  • Rimanendo nel ruolo di osservatore il pensiero rallenta la frequenza fino a fermarsi.

Questo accade perché il ruolo di osservazione è un ruolo passivo, o meglio, ricettivo.

Se sei agitato dalla tensione, fai semplicemente questo: non opporti, impara a osservare la tensione, accettarla e osservarla. Osservala e aspetta che ti passi. È come quando hai il raffreddore, se non trovi medicina che te lo faccia passare cosa fai? Non prendi e ti stacchi il naso dalla rabbia, semplicemente aspetti. E così con le emozioni. Osservale e aspetta. Il fatto di essere osservate le mette a disagio e piano piano se ne andranno.

All’inizio sarà difficile, ma provare vale la pena. La ricompensa è la felicità, ma quella vera (non quella momentanea di quando scopri di aver passato Analisi I), quella che ti porta la pace interiore. Ti rende in grado di aderire alle cose, alle persone e di goderti la vita.

Ovviamente non si può sempre essere nello stato di consapevolezza, penso che anche Buddha si inalberasse qualche volta. Comunque, vale la pena cercare di esserci il più a lungo possibile.

Il segreto è: non farsi aspettative, ma godersi la vita per quello che è e per quello che abbiamo. Qualsiasi cosa sia.

Nisida

INTELLIGENZA EMOTIVA

“Quando sfuggono al controllo, le emozioni possono rendere stupidi individui intelligenti”

Daniel Goleman

Almeno una volta hai pensato di fare il test del QI per controllare quanto sei intelligente? O magari già lo hai fatto? In questo caso, con molta probabilità ti sarai sentito l’Einstein della situazione nel momento in cui avrai letto: il tuo QI è di 140! Oppure ti sarai sentito una schiappa nel caso il tuo punteggio fosse di gran lunga sotto la media italiana di 100.

In entrambi i casi, mi dispiace deluderti, il QI non è tutto.

Nella vita di tutti i giorni la razionalità e le capacità di calcolo e problem solving non sono le uniche cose di cui facciamo uso. Ti faccio un esempio.

Immagina di trovarti davanti al tuo esame o ad un colloquio di lavoro importante. Hai faticato per giorni, che dico… mesi per arrivare preparato e poter dare il meglio di te. Ora sei lì, esattamente nella situazione che avevi immaginato tante volte e da cui hai sognato di uscire vittorioso, ma ad un tratto…

L’ansia ti pervade, paura, panico: “Non ricordo niente!”, “E se mi chiede questo, cosa diavolo rispondo?”, “Non ci riuscirò mai”.

Non sai cosa fare, come comportarti, tutto ciò che avevi studiato, tutta la tua preparazione… puff, dissolta.

Come è possibile tutto ciò? Perché, anche se ci prepariamo, diamo il massimo, falliamo? Perché certe persone riescono a raggiungere risultati con estrema semplicità e noi no?

La risposta a tutte queste domande risiede in ciò che recentemente è stata chiamata intelligenza emotiva.

“Bene, non solo devo farmi il mazzo per imparare le cose e risultare intelligente, ora devo pure diventare emotivamente intelligente!”

Esatto, caro mio.

Oltre ad applicare delle opportune tecniche di studio efficace, è fondamentale imparare a gestire e controllare le emozioni, in modo da riuscire a non auto-sabotarti e poter dare il meglio di te in ogni situazione.

Da bravo/a studioso/a mi dirai: per saperle controllare devo prima sapere perché accade tutto ciò.

ANATOMIA DI UN SEQUESTRO EMOZIONALE

Le parti del cervello principalmente coinvolte quando si tratta di emozioni sono il talamo, l’amigdala, e la corteccia prefrontale.

Un ricercatore di nome LeDoux scoprì che l’architettura del nostro cervello conferisce all’amigdala una posizione privilegiata in qualità di sentinella delle emozioni.

Essa è capace, all’occorrenza, di “sequestrare” il cervello.

La sua ricerca ha dimostrato che nel cervello gli input sensoriali provenienti da occhi, orecchie, pelle etc. viaggiano dapprima verso il talamo, poi, servendosi di un circuito monosinaptico, arrivano all’amigdala. Un secondo segnale viene inviato dal talamo alla neocorteccia, il cervello pensante, che elabora le informazioni attraverso vari livelli di circuiti cerebrali prima di poterle percepire in modo completo e poter dare la sua raffinata risposta. Il circuito monosinaptico fa sì che l’amigdala dia una risposta immediata, spesso errata, dovuta a un controllo veloce dell’input ricevuto dai sensi, con un database emotivo. L’output (l’emozione) è molto approssimativo in quanto mancante dell’analisi accurata della neocorteccia.

Bene. Tutto molto interessante… amigdala, neocorteccia, sequestri e tutto il resto, ma nella pratica, cosa devo fare?

COME SVILUPPARE L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Prima ti dico quali risultati riuscirai a raggiungere.

  • Consapevolezza delle emozioni: la capacità di conoscere e comprendere cosa scatena in te ogni emozione che provi.
  • Autoregolazione: la capacità di gestire e regolare le tue emozioni per affrontare al meglio le situazioni che ti si pongono davanti.
  • Motivazione: la capacità di sfruttare le emozioni a tuo vantaggio per rimanere sempre in uno stato positivo, così da mantenere le tue azioni allineate coi tuoi obiettivi.
  • Empatia: la consapevolezza dei sentimenti, bisogni, e preoccupazioni altrui, per entrare in un flusso di contatto emotivo con l’altra persona.
  • Competenze Sociali: la capacità di stare insieme agli altri. Più nello specifico comprende capacità comunicative, di Leadership, di soluzione dei conflitti, di prendere decisioni, lavorare in gruppo.

E ora ti dico come puoi esercitarti per raggiungere questi risultati.

  • Per sviluppare più consapevolezza emotiva, fermati a riflettere su quale emozione stai provando, identificala, cerca di capire che reazioni genera in te e cosa l’ha causata. Fai questo esercizio tutti i giorni per almeno 2 settimane e ti accorgerai di provare emozioni di cui non sapevi neanche l’esistenza.
  • Per sviluppare più autoregolazione, serve sapere come affrontare le emozioni, come gestirle e come riprendere il controllo sul nostro corpo e sulla nostra mente. Non appena senti un’emozione che sta per prendere il controllo, se ti trovi in uno stato di negatività o banalmente sei molto arrabbiato con qualcuno, prova innanzitutto a rilassarti, fermati e respira. Successivamente, cerca di capire se la tua reazione è stata dovuta a un sequestro emozionale o se lo volevi

Per metterti in uno stato positivo, prova a decidere un’emozione che vuoi provare in questo esatto istante, adesso chiudi gli occhi e focalizzati sull’ultima volta in cui hai provato quell’emozione. Devi rivivere il momento, non solo ricordarlo. Perché ti sentivi in quel modo? Cosa provavi a livello fisiologico?

  • La motivazione è quella che manca sempre quando serve, molto spesso essa svanisce proprio perché perdiamo il focus sul nostro obiettivo. Prova a ripensare al motivo per cui hai deciso di iniziare a fare questa determinata cosa o il motivo per cui non hai mollato finora, cosa ti ha fatto resistere così a lungo. (A proposito, se ti interessa conoscere uno dei metodi per restare sempre motivato, dai un’occhiata a questo articolo.
  • L’empatia è una delle capacità più nobili e importanti. In quanto tale, è difficile da allenare. Un modo per iniziare a svilupparla è quello di mettersi nei panni degli altri. “Eh, grazie tante!” dirai. Lo so, non è banale. Prova.

Quando ti trovi in presenza di un’altra persona chiediti “Cosa starà provando? Perché prova questo? Cosa poso fare per migliorare il suo umore?”

Sapevi che le persone ricordano più come li fai sentire tu piuttosto che cosa li ha fatti sentire in quel determinato modo?

Per sviluppare più competenze sociali non devi fare altro che buttarti nella mischia.

Esci.

Divertiti.

Passa del tempo con altre persone.

Una delle migliori capacità sociali è quella della comunicazione.

Se sei arrivato fino alla fine dell’articolo, ti faccio i miei complimenti e congratulazioni.

La crescita richiede volontà, tempo e impegno costante. In bocca al lupo per il tuo percorso.

Alla prossima,

Emanuele

L’ASCESA DELL’ESSERE UMANO

“La gente è il più grande spettacolo al mondo. E non si paga il biglietto”

Charles Bukowski

Se ancora non lo conosci, ti presento Noah Yuval Harari, storico, saggista e professore universitario israeliano.

Autore di uno dei più bei libri letti negli ultimi anni, anzi due dei migliori:

  • Da animali a dèi
  • Homo deus

Ti invito a ritagliare, oggi, 15 minuti del tuo tempo per guardare il video TED in cui Noah Harari espone la sua teoria sull’ascesa dell’uomo e quelli che sono i due elementi che hanno determinato il vantaggio competitivo del genere umano su ogni altro essere vivente sulla Terra.

Il link al video nell’immagine:

Il video dura 15 minuti…i suoi libri possono rapire la tua mente per settimane ed aprirla ad un nuovo livello di conoscenza e crescita.

A presto,

Raffaele

E SE LE PAROLE…PARLASSERO?

“Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo”

Gautama Buddha

Ciò che diciamo crea la nostra realtà.

Ti sembra un’espressione un po’ estrema?

Stai pensando: “La realtà è la realtà e, in quanto tale, indipendente da come io la potrei descrivere”?

Benissimo! Vedo che tutti gli anni passati sopra i libri di filosofia sono serviti a qualcosa. Devo però deluderti, perché qui non parliamo di filosofia, parliamo della vita di tutti i giorni.

Ti sei mai accorto di come, tante volte, diciamo qualcosa senza nemmeno pensarci? Utilizziamo espressioni in modo frequente e non ci rendiamo conto che spesso sono totalmente inutili o fuori contesto.

Frasi del tipo “sono proprio sfigata/o” solo perché la macchinetta del caffè in pausa pranzo non ha erogato la bacchetta per mescolarlo, o “che vita di emme” solo perché ho rovesciato per sbaglio lo stesso caffè senza bacchetta sugli appunti di matematica.

In generale, non controlliamo il vocabolario e utilizziamo certe parole perché siamo abituati ad usarle.

Ad ogni parola, poi, inconsciamente, associamo delle emozioni. E le emozioni sono il motore che spinge il nostro comportamento (per i più affezionati all’etimologia: il termine e-mozione deriva dal latino ex-movere, cioè portare fuori, mettere in moto)

Questo significa che le parole, specialmente quelle che ripetiamo a noi stessi, influenzano il nostro stato d’animo. E lo possono fare sia in positivo sia in negativo.

Non c’è bisogno di sottolineare quanto uno stato d’animo negativo possa portare ad un atteggiamento scoraggiato e triste nei confronti della vita e delle situazioni che ci si presentano.

Come fare allora ad uscire da questa situazione?

Ricordi l’ultima volta che qualcuno ti ha chiesto “come va?”
Quanto vogliamo scommettere che la risposta è stata una delle seguenti?

“Non c’è male”

“Potrebbe andare meglio”

“Ma sì, va”

“Così e così”

Ecco, è proprio da qui che bisogna partire. Bisogna cambiare il proprio vocabolario.

Calma, non ti agitare. Non ti sto chiedendo di impararti mezzo dizionario a memoria. Semplicemente, perché non provare ad usare parole dai colori più brillanti?

Che effetto vi fa pronunciare parole come “magnificamente!”, “alla grande!”, “molto bene!” “benissimo!”, “stupendamente!”?

Vi sentite più potenti? Più energici?

Lo stesso discorso vale per ciò che la nostra vocina nel cervello ci dice ogni giorno, in ogni situazione. Se la nostra vocina ha il brutto vizio di dirci spesso frasi come “guarda che hai combinato!”, “questo è un bel problema”, “non ci riuscirai mai”, “non sei capace”, allora è giunto il momento di liberarsene!

Mettiamo bene in chiaro che non sono gli eventi a determinare i nostri stati d’animo, ma il significato che diamo loro. Il tuo stato d’animo dipende solo ed esclusivamente da te.

Tu devi essere il protagonista delle tue emozioni, non il mondo esterno. Una volta che hai preso consapevolezza delle tue emozioni, cioè di quello che provi quando la tua vocina ti parla, hai la soluzione in pugno. Converti tutte quelle frasi negative in frasi positive. Come, ti starai chiedendo.

Trasforma “questo è un bel problema” in “ho una nuova situazione da risolvere”

oppure “non ci riuscirai mai” in “hai fatto quel che potevi, la prossima volta darai di più”.

Lo stesso discorso, oltre che alle frasi, lo si può applicare alle semplici parole, ad esempio:

Infuriato potrebbe diventare inalberato/stizzito.

Distrutto/abbattuto lo trasformerei in un po’ scarico/giù di tono.

E così via. Il solo fatto di provare a pensare ad una parola più ricercata accresce la consapevolezza del linguaggio che usiamo.

Questo non vuol dire seppellire per sempre le emozioni negative, semplicemente, una volta allenato il vocabolario sostitutivo, sarai in grado di vederle meglio di come sono. Il vero pensiero positivo è quello che scaturisce dal superamento delle emozioni negative e non dalla loro negazione.

Il pensiero positivo deve essere autentico, basarsi su elementi reali.

Lo scopo di tutto ciò? Vivere il più possibile in stati d’animo sereni, produttivi e potenzianti.

CONSIGLI PRATICI PER INIZIARE AD ESERCITARSI

  • Inventati una frase positiva da ripetere come un mantra in tutti i tempi morti delle tue giornate, per esempio “Provo un rinnovato coraggio verso la vita e ciò che essa mi prospetta, affronto con tenacia e determinazione ogni nuova avventura e opportunità!”, “Sono piena/o di energia e voglio utilizzarla per migliorare la mia giornata e quella delle persone che mi circondano!”, “Ho una gran voglia di dimostrare tutto il mio potenziale”, “Sento una vitalità nuova che mi pervade e mi spinge alla scoperta di nuove realtà interne ed esterne”.
  • Fai caso a tutte le volte che utilizzi frasi negative, piene di MA, PERÒ, NO, e cerca di evitarle il più possibile.
  • Trasforma le parole negative in positive. Questo perché se non abbiamo modo di rappresentare un’emozione attraverso le parole non possiamo neanche provarla, quindi, se bandiamo per sempre una parola negativa dal vocabolario è molto probabile che perdiamo anche la possibilità di rappresentarla e provarla.
  • Al posto delle affermazioni positive, puoi anche fare in modo che la tua vocina ti faccia delle domande, come “Cosa c’è di buono in questo?”, “come posso migliorare quest’altro?”. Le domande sono più potenti delle affermazioni perché attivano il nostro cervello. Il nostro cervello è un computer che effettivamente ha tutte le risposte. Se tu gli fai una domanda, cercherà a tutti i costi di trovare una risposta. (Sta qui l’importanza del porsi delle domande potenzianti!)

Ci vorrà del tempo prima che questo modo di ragionare “in positivo” diventi un automatismo. Non temere, l’essere umano è una creatura abitudinaria, e, con la giusta costanza riesce a rendere naturale e spontaneo qualsiasi comportamento!

Già da subito, anche involontariamente, sarai più consapevole delle parole che utilizzi. E la consapevolezza è un passo importante.

Ti accorgerai che più diventerai brava/o a controllare i tuoi stati d’animo e più potrai influenzare positivamente anche lo stato d’animo degli altri.

Grazie dell’attenzione.

Alla prossima,

Nisida

REALITY SHOW DI VITA VERA

29 marzo 2019 – Firenze

La vita ti insegna che ci sono infinite occasioni per imparare e spesso capita di farlo quando meno te lo aspetti.

A volte sali su un treno e ti aspetti di dover insegnare qualcosa ad altri per poi tornare ed accorgerti che sei stato tu ad acquisire gli insegnamenti maggiori da coloro che pensavi essere i tuoi discenti.

Sono appena tornato a casa da un’esperienza i cui insegnamenti mi accompagneranno per sempre durante il cammino e che adesso voglio condividere con te.

I protagonisti della storia sono un gruppo di trenta giovani universitari a cui è stata data l’opportunità di presentare, con un Elevator Pitch (breve presentazione del proprio progetto, rivolta a potenziali investitori o possibili collaboratori), i propri lavori e le proprie idee durante una conferenza internazionale, DATE Conference 2019, tenutasi a Firenze dal 25 al 29 marzo 2019.

Il mio compito, assieme ai responsabili del NECST Lab del Politecnico di Milano, era quello di formare i ragazzi e le ragazze affinché riuscissero a comunicare in modo efficace, davanti ad una platea internazionale, l’importanza dei lavori a cui ognuno ha dedicato mesi (in alcuni casi anni) e soprattutto comunicare il proprio valore personale.

Ciò a cui abbiamo avuto il piacere e l’onore di assistere è stata una magia realizzata dai protagonisti di questa avventura, una magia accaduta tra un sorgere del sole e il successivo.

Il primo giorno ognuno dei trenta ragazzi ha presentato il proprio discorso, preparato e revisionato decine di volte al fine di produrre il miglior risultato possibile.

Giorno uno: sveglia alle 7:00, preparazione fisica, mentale e via, dritti al congresso!

La tensione era al massimo livello umanamente sostenibile. Io, Marco, Sara, Melissa e Rolando abbiamo ascoltato e registrato mentalmente ogni secondo di comunicazione di ognuno dei ragazzi.

Non ci siamo fermati un secondo: appunti forsennati presi su carta e al computer, cambi di sala, riunioni tra una sessione e l’altra per coordinarci sui feedback da dare loro, caffè presi continuando a confrontarci in vista della seconda chance, prevista per il giorno successivo.

Deve essere chiara l’impresa che i ragazzi stavano realizzando: un lavoro di mesi che converge su un palco, davanti ad esperti del tuo settore che ti ascoltano e ti giudicano. Il palco sembra solo un rialzamento in una stanza fino a che non sei tu a doverci salire. In quel caso spaventa più di quanto farebbe la vista dell’apertura della cancellata in ferro che separa i corridoi delle celle dall’arena dei gladiatori.

Tutti i ragazzi hanno meno di 24 anni, alcuni, addirittura, meno di 20. Quello con cui si sono confrontati è stato ben più grande di loro…

Alle 17:00 del primo giorno eravamo riusciti a dare appena sei feedback su trenta. E sono stati, per utilizzare un eufemismo, massacranti!

Considerando lo sforzo che avevano fatto, mi si stringeva il cuore ad ogni parola, frase e commento che aggiungevamo.

Quello del primo giorno era stato in realtà un ottimo risultato.

Dubito che altri (da qualunque parte del Mondo arrivassero) avrebbero potuto fare meglio di così. Eppure, da loro dovevamo tirare fuori qualcosa di straordinario e con le carezze non avremmo fatto il loro bene.

Come dicevo, alle 17:00 eravamo ad 1/5 dei feedback (o delle legnate, come qualcuno preferiva definirle).

I Pitch sono finiti alle 18:00: siamo andati avanti nel “feedback-massacro” sino a mezza notte e mezza.

Gli ultimi a riceverli hanno avuto a disposizione solo la notte per riflettere, elaborare e lavorare su sé stessi e sul proprio discorso, in vista della seconda prova che li aspettava il giorno seguente.

Sono andato a letto esausto e con indosso uno spesso velo di tristezza.

La mattina dopo, poco prima dell’inizio della nuova sessione di Pitch dei ragazzi, eravamo tutti riuniti negli ampi spazi di Firenze Fiera, in gruppi sparsi: chi era intento a fare ultimi ritocchi alle presentazioni, chi provava posture, camminate e contatti oculari, chi cercava di strappare le ultime dritte su come gestire la tensione e convogliarla sul pubblico e chi chiedeva gli ultimi consigli prima della prova finale.

I ragazzi, tutti, ognuno di loro, hanno fatto la magia più straordinaria alla quale abbia mai assistito.

Senza vergogna, confesso che ho una lacrima che mi riga il volto mentre scrivo. Se non ho pianto ieri, lo sto facendo adesso.

Ognuno di loro ha tirato fuori una forza, una perfezione e una potenza che ha investito e sbalordito tutti noi presenti lì. Nei corridoi c’era gente incredula che si fermava impietrita ad assistere.

Loro, ancora una volta, tutti e trenta, hanno ripetuto la prova a 24 ore di distanza con un risultato che non poteva essere reale.

Non riuscivamo davvero a crederci.

Tra una sessione e l’altra, chi aveva già sostenuto la prova attendeva, affamato, il nuovo feedback.

Ragazze e ragazzi che avevano dato più del massimo che si potesse dare attendevano di sapere cosa pensassimo questa volta di loro.

Occhi pieni di gioia liquida, volti arrossati di orgoglio e fierezza.

Raccontato così, può sembrare un Reality concentrato in due giorni, una specie di X-Factor zippato in 48 ore… e, invece, questa è vita vera!

La vita di ragazzi e ragazze che si apprestano con decisione ad entrare e vivere in un Mondo ben più grande di come lo hanno concepito sino ad ora…

Una delle frasi più belle che le mie orecchie abbiano mai ascoltato è arrivata alla fine, quando ci hanno spiegato come sono riusciti a realizzare la magia alla quale abbiamo assistito:

“Lo abbiamo fatto per voi! Voi cinque ieri avete ascoltato ogni secondo in cui abbiamo parlato. Non vi siete distratti un attimo, per essere certi di darci tutto quello che eravate in grado di dare. Avete saltato pranzi e pause per dedicarci ogni momento e lo avete fatto per noi. Quindi quello che abbiamo realizzato oggi lo abbiamo fatto per ricambiare quello che ci avete dato”

Ho i brividi lungo la schiena ripensando a questa frase. Resterà impressa nella mia mente per sempre.

Questo articolo è per ringraziare tutti quanti voi…siete speciali e mi avete fatto crescere…grazie!

CONSIGLI E SPUNTI

Le capacità di cui disponi sono straordinarie.

Farle emergere, molto spesso, richiede soltanto di metterle alla prova. Ognuno di noi è speciale, non c’è differenza di etnia, genere, età. Quello che possiamo realizzare, anche solo in una notte, è sbalorditivo. Mettilo in pratica!

Esistono tre risultati che puoi ottenere:

  1. riuscirci al primo colpo
  2. fallire
  3. imparare

L’unico di questi che risulta superfluo ai fini della crescita è il primo. Lanciati in nuove sfide, fallisci le volte necessarie ed impara da queste.

Una inesauribile fonte di motivazione risiede nel focalizzarsi su coloro che si sono prodigati (o si prodigano) affinché noi riuscissimo ad ottenere ciò che desideriamo e meritiamo (bada bene a non interpretare questo come “Devo fare ciò che vogliono gli altri perché si sono impegnati per me”).

Nella tua vita c’è stato, c’è e ci sarà sempre chi investe il proprio tempo e le proprie energie per te. Devi trarre energia e stimoli nel pensare a loro: quando la tua motivazione interna è agli sgoccioli o quando ti serve una spinta maggiore perché l’impresa è ardua, pensa a queste persone della tua vita e trai forza da loro.

Circondati di persone che tengono a te: sono la più incredibile fonte di forza ed energia di cui puoi avvalerti.

Ti auguro una buona giornata.

A presto,

Raffaele

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