Crescita personale

SIAMO I RESPONSABILI DI CIÒ CHE (NON) FACCIAMO

Hai mai sentito parlare di reattività e proattività?

Ti lascio qualche istante per pensare a questi due termini, cercare una risposta e capire, a pelle, di cosa si tratta e in quale dei due è meglio identificarsi.

Essere reattivi significa lasciare che sia ciò che è esterno a noi, cioè la società e altri fattori che non possiamo controllare, a determinare la nostra vita e le nostre azioni.

Esistono tre teorie deterministiche, ampiamente condivise, che spiegano perché l’uomo dovrebbe comportarsi in questo modo:

  • Il determinismo genetico: sei scontroso, hai un caratteraccio e risulti antipatico a prima vista perché tuo nonno era così. Ce l’hai nel sangue, è un tratto di famiglia, è scritto nel tuo DNA. Tutto dipende dai tuoi antenati, da cui hai ereditato le caratteristiche.
  • Il determinismo psichico: quando vieni ripreso sul lavoro, torni alla tua scrivania a testa bassa, non parli più con nessuno e ti rattristi, perché da piccolo, quando sbagliavi, i tuoi genitori ti mettevano in punizione nella tua cameretta. La struttura del tuo carattere dipende dalle esperienze che hai vissuto durante l’infanzia, da come sei stato cresciuto. Le situazioni del presente rimandano a uno stato emotivo che ti è stato inculcato nel passato. Recuperi dalla memoria quella sensazione e agisci dominato da essa.
  • Il determinismo ambientale: sei gentile perché lo sono i tuoi compagni di università. Sei frustrato perché sei in una brutta situazione economica. Sei furibondo per colpa della moglie o perché il gatto ha rotto il televisore. Sei paziente perché le persone con cui hai a che fare sono pazienti. Ogni situazione in cui ti trovi dipende dall’ambiente che ti circonda.

L’idea di fondo è che a un particolare stimolo proveniente da fuori, il nostro cervello reagisce in un modo particolare e ben fissato. Quanto bene queste teorie descrivono la natura umana? Beh, è un peccato aver descritto così a fondo il modello reattivo per dire che, in fin dei conti, è un atteggiamento totalmente inadeguato.

Sarai ben felice di scoprire che l’essere umano è dotato di alcune straordinarie capacità: l’immaginazione, cioè la capacità di creare oltre la tua realtà attuale; la volontà indipendente, che consiste nello sforzo di compiere un’azione perché è ciò che vuoi fare, indipendentemente da tutto il resto; l’autoconsapevolezza, ovvero la facoltà di riflettere sul tuo stesso pensiero.

Attraverso queste capacità tu puoi riprogrammarti.

Ah, perché ero programmato? Esatto. Posso scommettere che fino a ieri hai creduto che la maggior parte delle tue azioni o ciò che non hai mai potuto fare dipendesse dall’esterno.

Oggi ti dico che invece dipende da te.

Lo so, può far male ammetterlo: se vuoi cambiare, il primo passo da fare è riconoscere che, se ora sei in una situazione che non ti piace, è colpa tua. Con onestà devi ammettere: “Sono così per le scelte che ho fatto ieri” per poter affermare: “Da oggi scelgo diversamente, scelgo io.”

Quindi cos’è la proattività? Prendere l’iniziativa?

No, o almeno, non solo questo. Provo a spiegartelo con una storia.

Victor Frankl era uno psichiatra ebreo, cresciuto nella tradizione della psicologia freudiana, secondo cui ciò che ci accade da piccoli plasma il nostro carattere, determina la nostra vita, dà forma ai nostri limiti. Nella Germania nazista del tempo, Frankl venne deportato in un campo di concentramento. Ogni giorno le persone che aveva conosciuto sparivano per non tornare mai più. Non solo, la stessa sorte toccò ai suoi famigliari: i suoi genitori furono destinati alle camere a gas, così come suo fratello e sua moglie. Solo sua sorella scampò alla morte. Frankl stesso subiva maltrattamenti in continuazione, vivendo, insieme agli altri prigionieri, con l’atroce dubbio: sarà quello il mio destino funesto? Ma un giorno, nella sua piccola cella, Frankl si rese conto di qualcosa, di una verità profonda: le guardie naziste avrebbero potuto fare ciò che volevano del suo corpo, avrebbero modificato a loro piacimento l’ambiente in cui viveva, lo avrebbero sottoposto a ogni condizionamento esterno che desideravano, ma c’era una cosa che non potevano fare.

Victor Frankl realizzò che era lui a scegliere il suo grado di coinvolgimento, lui decideva quanto ciò che gli accadeva potesse influire su di sé. Ciò che non potevano togliergli era quella che lui chiamò “l’ultima delle libertà umane”: tra quanto gli succedeva (lo stimolo) e la sua reazione c’era la libertà, la libertà di scegliere la sua risposta.

A poco a poco egli esercitò sempre più questa sua libertà, accrescendola di continuo, fino ad avere più libertà dei suoi stessi carcerieri: loro avevano più scelte su come torturarlo, ma lui aveva più libertà vera, autentica. Frankl insegnò quanto aveva appreso ai suoi compagni, ridando loro una dignità, seppure nella condizione di prigionia in cui vivevano. Divenne per loro una fonte d’ispirazione.

Fortunatamente nessuno di noi si trova e si troverà mai nella situazione di Frankl, eppure quest’eroe è il miglior esempio di persona proattiva che si possa citare. Così come fece lui, sei tu a decidere se il mondo esterno ti condiziona o no, e come rispondi agli stimoli. Alcune persone sono soggette al cosiddetto “tempo sociale”: si sentono positive e piene di energia quando gli altri le tengono in considerazione e le trattano bene; si sentono negative e prive di ogni forza quando gli altri le trattano male. Una persona proattiva non può patire il tempo sociale. Anche se piove, la sua forza nel portare avanti le sue attività non perde di intensità. I condizionamenti esistono: sei tu a scegliere quanto influiscano. Come affermava Eleanor Roosevelt: “Nessuno può farvi del male senza il vostro consenso.”

A ferirci non è quello che ci succede, ma la nostra reazione a quanto ci succede. L’uomo è per sua natura proattivo. Se fino ad ora hai subìto, è perché lo hai scelto, perché hai permesso che l’ambiente agisse su di te.

Siamo responsabili delle nostre azioni. Infatti, se analizziamo la parola responsabilità, essa letteralmente significa “abilità di risposta”: la persona proattiva sa scegliere la sua risposta. Il suo segreto è saper subordinare le emozioni, specie se negative, ai suoi valori.

QUALCHE CONSIGLIO PRATICO

  1. Stila una lista di 5 semplici regole, piccole attività che dovrai svolgere ogni giorno. Trova qualcosa che spesso avresti voluto fare, ma solitamente non fai. Ad esempio, se credi di essere troppo timido per fare una domanda ad alta voce in aula, seduto al tuo posto, e quindi eviti di farla per poi andare dal professore durante la pausa, una regola può essere quella di fare ogni giorno una domanda al prof dal tuo posto. Se c’è un’attività che dovresti svolgere quotidianamente, di piccola entità, ma rimandi sempre perché dopo un’intensa giornata di studio o lavoro credi di non avere più forze per fare altro (falsa credenza), allora dedica mezz’ora ogni giorno a quell’attività. Al mattino, pomeriggio o sera, non importa quando, ritagliati quella mezz’ora! Scrivi 5 regole, seguile ogni giorno: ti aiuteranno a superare limiti che credevi di avere. Quando hai metabolizzato una delle 5, la puoi sostituire con qualcosa di nuovo che ti metta nuovamente alla prova.
  1. Cambia il tuo vocabolario. Tipiche frasi da persona reattiva sono “Non ce la posso fare”, “Non ho altre possibilità”, “Io sono fatto così”. Questo tipo di frasi deve sparire. Anzi, trasformarsi in “Ho una soluzione a questo problema”, “Ho le facoltà per affrontarlo”, “A questa situazione esiste un’alternativa”, “Di solito faccio così, ma questa volta è meglio fare diversamente”. Questo è il tipico linguaggio di una persona proattiva, che trova e, se serve, cambia i suoi mezzi per risolvere il problema. Puoi provare anche a far così: per un giorno intero ascolta il tuo linguaggio e quello degli altri. Quante volte usi o senti dire “Io non posso”, “Io devo” e altre frasi reattive?
  1. Trasforma i pensieri in azioni. La persona reattiva spreca tempo a pensare a cosa potrebbe o dovrebbe fare senza farlo. Se alla fine lo fa, ha comunque perso tempo. Quando pensi che qualcosa andrebbe fatto, prendi subito la decisione e fallo. Se il giudizio ti porta a concludere di non farlo, allora elimina subito quel pensiero, non serve più, ormai appartiene al passato. In ogni caso, non avrai passato minuti, ore o addirittura giorni a pensare e ripensare ad un’attività che non richiedeva tutto quel tempo. Se questo accade, è perché il modello reattivo sta prevalendo: ribalta la situazione e agisci.
  1. Trova un’esperienza in cui ti imbatterai non molto lontano nel futuro e che, in base al tuo comportamento passato, vivresti in modo reattivo. Considera come puoi usare le tue attuali capacità per affrontare quella situazione in modo proattivo. Cerca di visualizzarti durante l’esperienza, di immaginarti agire proattivamente. Assumi con te stesso l’impegno di esercitare la tua libertà di scelta, non appena ti troverai coinvolto nell’attività suddetta.

Ricorda: tra lo stimolo esterno e la tua risposta, hai la libertà di scegliere.

Massimiliano

LA VERITA’ SULLE SEGHE MENTALI

Oggi vi parlerò di come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita.

In particolare, prima vi dirò cosa sono le seghe mentali e perché ce le facciamo. Vi dirò perché può essere utile smettere di farsele e poi come si fa a non farsele più.

COSA SONO LE SEGHE MENTALI

Vi sorprenderà sapere che farsi le seghe mentali equivale a pensare a cose che non sono attinenti con la realtà.

Voi direte “Ok ma io non penso ai draghi e agli hobbit, penso a cose che mi sono successe, cose reali”. Tutto sta, ovviamente, nella definizione di realtà.

La realtà è il nostro corpo e l’ambiente fisico che ci circonda.

Fine.

I nevrotici (ansiosi, depressi, paranoici, ecc.) sono convinti che la realtà stia dentro la loro testa.

Infatti, il male di cui soffriamo è quasi sempre mentale, più di rado è male fisico. E i pericoli inventati dal nostro pensiero sono praticamente infiniti. Alcuni appartengono al mondo che ci circonda: l’amico che ci sta fregando la ragazza, un collega che vuole farci le scarpe, il professore che non mi risponde alle mail. Altri sono attinenti al nostro Io: “oddio, mi prenderò l’aids, sono troppo grasso, faccio schifo, sono nato sfortunato, nessuno mi vuole, nessuno mi ama, sono fallito, rimarrò solo e abbandonato da tutti”.

Ovviamente se il pensiero esiste, c’è un motivo, è il risultato dell’evoluzione biologica e ha lo stesso scopo di tutte le funzioni biologiche: la sopravvivenza. Infatti, lo scopo immediato del pensiero è quello di scaricare la tensione eccessiva. Se, però, il pensiero rimane pensiero e non diventa azione, esso tende ad accumularsi e ad autoalimentarsi, aumentando a sua volta ansia, paranoie e altre seghe mentali.

Un problema reale, essendo reale, non può essere risolto con il pensiero, solo con l’azione.

Il pensiero che dà luogo all’azione non è una sega mentale.

PERCHÉ CI FACCIAMO LE SEGHE MENTALI

Il pensiero si produce indipendentemente dalla nostra volontà.

Il fatto che siamo coscienti del nostro pensiero non vuol dire che esso sia volontario. Soltanto quando volontariamente pensiamo a qualcosa, per esempio quando studiamo, leggiamo o ci applichiamo volontariamente alla soluzione di un problema reale, allora il nostro pensiero è volontario.

Il nostro cervello costruisce quasi tutto il nostro pensiero e attraverso di esso costruisce il nostro universo e la nostra vita. Nel nostro cervello c’è tutto, comprese le seghe mentali. Ecco perché ce le facciamo. Perché è il nostro cervello a farsele. Non siamo noi a volercele fare.

Esistono infatti due mondi: il mondo della mente e il mondo della realtà. Ad un oggetto o un evento del mondo della realtà, ad esempio un cavallo, percepito dalla nostra coscienza, noi attribuiamo un significato, per esempio “pericolo: mostro” sulla base di un analogo oggetto o evento registrato nella nostra memoria inconscia, “sono caduto da cavallo da bambino” e con il quale lo compariamo. È poi “mostro” e non “cavallo” che va a determinare il nostro comportamento “fuggo, aiuto”, che appartiene al mondo della realtà.

Questo significa che noi non abbiamo normalmente una rappresentazione oggettiva della realtà ma soltanto una rappresentazione soggettiva di essa, derivata dal condizionamento della nostra esperienza precedente, registrata in memoria.

Ciò che è evidente è che i due mondi sono distinti e separati, in quanto contengono oggetti ed eventi distinti e separati. Il mondo della realtà è reale, quello della mente non è reale.

Per vedere la realtà com’è, dovremmo smettere di pensare, cioè smettere di farci condizionare dalla nostra memoria.

PERCHÉ NON FARSI LE SEGHE MENTALI

Le seghe mentali portano ad un innalzamento del livello tensionale generato da uno stato di ansia, paura, da un allarme nei confronti di qualcosa che il cervello ritiene pericoloso. E questo genera sofferenza. Quindi, mi pare ovvio il motivo per cui non bisogna farsi le seghe mentali: smettere di soffrire. Se sei masochista, continua pure a fartele, io non ti importunerò.

COME SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI

La prima questione è: siamo veramente in grado di smettere di pensare a qualcosa o più in generale di pensare? La risposta è: sì.

Il secondo problema è: come? La risposta sta in quella che si definisce presenza mentale.

Per introdurti in modo semplice a questo concetto ti propongo un passo di un libro che si intitola Vita di Siddharta il Buddha, comprensibile anche dai bambini (quindi non tirare in mezzo scuse del tipo “il Buddhismo è difficile, io non lo capisco, io non sono capace”).

“Bambini, dopo aver sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando, staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca. Bambini, che cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando, staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca. Così facendo, non potete apprezzare la natura splendida del mandarino.”

Il segreto per smettere di farsi le seghe mentali consiste nel rivolgere la propria attenzione a ciò che si sta facendo, a ciò che ci succede, al mondo che si ha intorno. Questo si chiama presenza mentale. Se sei presente nelle cose che stai facendo, te le godi. Purtroppo, come tante cose nella vita, questo è più facile a dirsi che a farsi. Ma c’è un sistema, una tecnica.

TECNICHE PER SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI

Ci sono tre fasi che bisogna attuare per realizzare la presenza mentale: il mondo, il corpo, la mente.

  • La prima fase consiste nel concentrare la tua attenzione sul mondo materiale che ti circonda. Se tu passeggi per la strada e una persona ti sorride e questo fatto ti scivola addosso, per te è come se quella persona non esistesse. Lei non esiste per te e tu non esisti per lei. E così va avanti la vita, vivi senza vedere realmente nulla, senza godere realmente di nulla.

Ma se ti fermi ad osservare, a vivere con consapevolezza, ogni momento, persona, oggetto, situazione, potrai dire di aver realmente vissuto.

Non bisogna avere nessuna premura, non bisogna ottenere nulla, né cercare qualcosa. Solo osservare. Pian piano ti accorgi di diventare partecipe della realtà, cominci a vedere le cose per quello che sono, senza interpretazioni. Questo perché il nostro cervello non può ricevere normalmente più di una rappresentazione (concetto, immagine, emozione, sensazione) per volta.

Ovviamente, non riuscirai a mantenere a lungo questo stato, perché il pensiero automatico riprenderà il suo flusso. Ma ogni volta che vorrai potrai ritornare ad osservare. Il silenzio del pensiero viene detto in Oriente meditazione.

Quindi meditare non è una cosa così astrusa come tutti pensano. Si può semplicemente cominciare con l’osservare ciò che ci circonda, arrivare al punto di poter stare tranquillamente in una stanza a soffermarsi su ogni aspetto. Per gioco, prova poi a deconcentrarti, diventare completamente passivo, di tutto, delle sensazioni, i pensieri, senza selezionare, desiderare, senza giudicare, senza rifiutare. La meditazione serve per raggiungere l’accettazione. Solo grazie a questa è possibile, poi, agire in modo consapevole (se sai cosa significa passività, ti renderai conto del tuo agire consapevole e di questo parleremo in un altro articolo riguardo alla proattività).

  • La seconda fase nella realizzazione della presenza mentale è quella di rivolgere l’attenzione al corpo. Tutte le volte che ti accorgi di essere preoccupato per qualcosa, di provare rimpianti, desiderare cose che non puoi avere, cose di cui non puoi liberarti e altre seghe mentali, concentrati sul tuo corpo, scoprirai che il respiro è concitato, il cuore batte più veloce, lo stomaco è contratto, le mandibole sono serrate, i muscoli contratti. Cosa si può fare?

La cosa più semplice per iniziare è quelli di concentrarsi sul respiro. Questo perché la concentrazione su un oggetto neutro abbassa il livello della tensione e questo permette all’organismo di ricostruire il suo livello energetico ottimale. Quando sarai bravo in questo, sarà più facile concentrarsi sul proprio corpo e diventare consapevoli di come sta e di cosa fa.

  • La terza fase nella realizzazione della presenza mentale è quella di rivolgere l’attenzione alla mente. Cioè al pensiero. Se vogliamo che i pensieri smettano di prodursi, dobbiamo prima di tutto osservarli. Insieme ai pensieri, osserva anche le tue emozioni e sensazioni, la tua attività percettiva. Scoprirai tre cose:
  • Essi si producono automaticamente, come già visto
  • Rimanendo nel ruolo di osservatore non sei più colpito nel profondo dalle tue sensazioni. Si crea una specie di distacco.
  • Rimanendo nel ruolo di osservatore il pensiero rallenta la frequenza fino a fermarsi.

Questo accade perché il ruolo di osservazione è un ruolo passivo, o meglio, ricettivo.

Se sei agitato dalla tensione, fai semplicemente questo: non opporti, impara a osservare la tensione, accettarla e osservarla. Osservala e aspetta che ti passi. È come quando hai il raffreddore, se non trovi medicina che te lo faccia passare cosa fai? Non prendi e ti stacchi il naso dalla rabbia, semplicemente aspetti. E così con le emozioni. Osservale e aspetta. Il fatto di essere osservate le mette a disagio e piano piano se ne andranno.

All’inizio sarà difficile, ma provare vale la pena. La ricompensa è la felicità, ma quella vera (non quella momentanea di quando scopri di aver passato Analisi I), quella che ti porta la pace interiore. Ti rende in grado di aderire alle cose, alle persone e di goderti la vita.

Ovviamente non si può sempre essere nello stato di consapevolezza, penso che anche Buddha si inalberasse qualche volta. Comunque, vale la pena cercare di esserci il più a lungo possibile.

Il segreto è: non farsi aspettative, ma godersi la vita per quello che è e per quello che abbiamo. Qualsiasi cosa sia.

Nisida

INTELLIGENZA EMOTIVA

“Quando sfuggono al controllo, le emozioni possono rendere stupidi individui intelligenti”

Daniel Goleman

Almeno una volta hai pensato di fare il test del QI per controllare quanto sei intelligente? O magari già lo hai fatto? In questo caso, con molta probabilità ti sarai sentito l’Einstein della situazione nel momento in cui avrai letto: il tuo QI è di 140! Oppure ti sarai sentito una schiappa nel caso il tuo punteggio fosse di gran lunga sotto la media italiana di 100.

In entrambi i casi, mi dispiace deluderti, il QI non è tutto.

Nella vita di tutti i giorni la razionalità e le capacità di calcolo e problem solving non sono le uniche cose di cui facciamo uso. Ti faccio un esempio.

Immagina di trovarti davanti al tuo esame o ad un colloquio di lavoro importante. Hai faticato per giorni, che dico… mesi per arrivare preparato e poter dare il meglio di te. Ora sei lì, esattamente nella situazione che avevi immaginato tante volte e da cui hai sognato di uscire vittorioso, ma ad un tratto…

L’ansia ti pervade, paura, panico: “Non ricordo niente!”, “E se mi chiede questo, cosa diavolo rispondo?”, “Non ci riuscirò mai”.

Non sai cosa fare, come comportarti, tutto ciò che avevi studiato, tutta la tua preparazione… puff, dissolta.

Come è possibile tutto ciò? Perché, anche se ci prepariamo, diamo il massimo, falliamo? Perché certe persone riescono a raggiungere risultati con estrema semplicità e noi no?

La risposta a tutte queste domande risiede in ciò che recentemente è stata chiamata intelligenza emotiva.

“Bene, non solo devo farmi il mazzo per imparare le cose e risultare intelligente, ora devo pure diventare emotivamente intelligente!”

Esatto, caro mio.

Oltre ad applicare delle opportune tecniche di studio efficace, è fondamentale imparare a gestire e controllare le emozioni, in modo da riuscire a non auto-sabotarti e poter dare il meglio di te in ogni situazione.

Da bravo/a studioso/a mi dirai: per saperle controllare devo prima sapere perché accade tutto ciò.

ANATOMIA DI UN SEQUESTRO EMOZIONALE

Le parti del cervello principalmente coinvolte quando si tratta di emozioni sono il talamo, l’amigdala, e la corteccia prefrontale.

Un ricercatore di nome LeDoux scoprì che l’architettura del nostro cervello conferisce all’amigdala una posizione privilegiata in qualità di sentinella delle emozioni.

Essa è capace, all’occorrenza, di “sequestrare” il cervello.

La sua ricerca ha dimostrato che nel cervello gli input sensoriali provenienti da occhi, orecchie, pelle etc. viaggiano dapprima verso il talamo, poi, servendosi di un circuito monosinaptico, arrivano all’amigdala. Un secondo segnale viene inviato dal talamo alla neocorteccia, il cervello pensante, che elabora le informazioni attraverso vari livelli di circuiti cerebrali prima di poterle percepire in modo completo e poter dare la sua raffinata risposta. Il circuito monosinaptico fa sì che l’amigdala dia una risposta immediata, spesso errata, dovuta a un controllo veloce dell’input ricevuto dai sensi, con un database emotivo. L’output (l’emozione) è molto approssimativo in quanto mancante dell’analisi accurata della neocorteccia.

Bene. Tutto molto interessante… amigdala, neocorteccia, sequestri e tutto il resto, ma nella pratica, cosa devo fare?

COME SVILUPPARE L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Prima ti dico quali risultati riuscirai a raggiungere.

  • Consapevolezza delle emozioni: la capacità di conoscere e comprendere cosa scatena in te ogni emozione che provi.
  • Autoregolazione: la capacità di gestire e regolare le tue emozioni per affrontare al meglio le situazioni che ti si pongono davanti.
  • Motivazione: la capacità di sfruttare le emozioni a tuo vantaggio per rimanere sempre in uno stato positivo, così da mantenere le tue azioni allineate coi tuoi obiettivi.
  • Empatia: la consapevolezza dei sentimenti, bisogni, e preoccupazioni altrui, per entrare in un flusso di contatto emotivo con l’altra persona.
  • Competenze Sociali: la capacità di stare insieme agli altri. Più nello specifico comprende capacità comunicative, di Leadership, di soluzione dei conflitti, di prendere decisioni, lavorare in gruppo.

E ora ti dico come puoi esercitarti per raggiungere questi risultati.

  • Per sviluppare più consapevolezza emotiva, fermati a riflettere su quale emozione stai provando, identificala, cerca di capire che reazioni genera in te e cosa l’ha causata. Fai questo esercizio tutti i giorni per almeno 2 settimane e ti accorgerai di provare emozioni di cui non sapevi neanche l’esistenza.
  • Per sviluppare più autoregolazione, serve sapere come affrontare le emozioni, come gestirle e come riprendere il controllo sul nostro corpo e sulla nostra mente. Non appena senti un’emozione che sta per prendere il controllo, se ti trovi in uno stato di negatività o banalmente sei molto arrabbiato con qualcuno, prova innanzitutto a rilassarti, fermati e respira. Successivamente, cerca di capire se la tua reazione è stata dovuta a un sequestro emozionale o se lo volevi

Per metterti in uno stato positivo, prova a decidere un’emozione che vuoi provare in questo esatto istante, adesso chiudi gli occhi e focalizzati sull’ultima volta in cui hai provato quell’emozione. Devi rivivere il momento, non solo ricordarlo. Perché ti sentivi in quel modo? Cosa provavi a livello fisiologico?

  • La motivazione è quella che manca sempre quando serve, molto spesso essa svanisce proprio perché perdiamo il focus sul nostro obiettivo. Prova a ripensare al motivo per cui hai deciso di iniziare a fare questa determinata cosa o il motivo per cui non hai mollato finora, cosa ti ha fatto resistere così a lungo. (A proposito, se ti interessa conoscere uno dei metodi per restare sempre motivato, dai un’occhiata a questo articolo.
  • L’empatia è una delle capacità più nobili e importanti. In quanto tale, è difficile da allenare. Un modo per iniziare a svilupparla è quello di mettersi nei panni degli altri. “Eh, grazie tante!” dirai. Lo so, non è banale. Prova.

Quando ti trovi in presenza di un’altra persona chiediti “Cosa starà provando? Perché prova questo? Cosa poso fare per migliorare il suo umore?”

Sapevi che le persone ricordano più come li fai sentire tu piuttosto che cosa li ha fatti sentire in quel determinato modo?

Per sviluppare più competenze sociali non devi fare altro che buttarti nella mischia.

Esci.

Divertiti.

Passa del tempo con altre persone.

Una delle migliori capacità sociali è quella della comunicazione.

Se sei arrivato fino alla fine dell’articolo, ti faccio i miei complimenti e congratulazioni.

La crescita richiede volontà, tempo e impegno costante. In bocca al lupo per il tuo percorso.

Alla prossima,

Emanuele

L’ASCESA DELL’ESSERE UMANO

“La gente è il più grande spettacolo al mondo. E non si paga il biglietto”

Charles Bukowski

Se ancora non lo conosci, ti presento Noah Yuval Harari, storico, saggista e professore universitario israeliano.

Autore di uno dei più bei libri letti negli ultimi anni, anzi due dei migliori:

  • Da animali a dèi
  • Homo deus

Ti invito a ritagliare, oggi, 15 minuti del tuo tempo per guardare il video TED in cui Noah Harari espone la sua teoria sull’ascesa dell’uomo e quelli che sono i due elementi che hanno determinato il vantaggio competitivo del genere umano su ogni altro essere vivente sulla Terra.

Il link al video nell’immagine:

Il video dura 15 minuti…i suoi libri possono rapire la tua mente per settimane ed aprirla ad un nuovo livello di conoscenza e crescita.

A presto,

Raffaele

E SE LE PAROLE…PARLASSERO?

“Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo”

Gautama Buddha

Ciò che diciamo crea la nostra realtà.

Ti sembra un’espressione un po’ estrema?

Stai pensando: “La realtà è la realtà e, in quanto tale, indipendente da come io la potrei descrivere”?

Benissimo! Vedo che tutti gli anni passati sopra i libri di filosofia sono serviti a qualcosa. Devo però deluderti, perché qui non parliamo di filosofia, parliamo della vita di tutti i giorni.

Ti sei mai accorto di come, tante volte, diciamo qualcosa senza nemmeno pensarci? Utilizziamo espressioni in modo frequente e non ci rendiamo conto che spesso sono totalmente inutili o fuori contesto.

Frasi del tipo “sono proprio sfigata/o” solo perché la macchinetta del caffè in pausa pranzo non ha erogato la bacchetta per mescolarlo, o “che vita di emme” solo perché ho rovesciato per sbaglio lo stesso caffè senza bacchetta sugli appunti di matematica.

In generale, non controlliamo il vocabolario e utilizziamo certe parole perché siamo abituati ad usarle.

Ad ogni parola, poi, inconsciamente, associamo delle emozioni. E le emozioni sono il motore che spinge il nostro comportamento (per i più affezionati all’etimologia: il termine e-mozione deriva dal latino ex-movere, cioè portare fuori, mettere in moto)

Questo significa che le parole, specialmente quelle che ripetiamo a noi stessi, influenzano il nostro stato d’animo. E lo possono fare sia in positivo sia in negativo.

Non c’è bisogno di sottolineare quanto uno stato d’animo negativo possa portare ad un atteggiamento scoraggiato e triste nei confronti della vita e delle situazioni che ci si presentano.

Come fare allora ad uscire da questa situazione?

Ricordi l’ultima volta che qualcuno ti ha chiesto “come va?”
Quanto vogliamo scommettere che la risposta è stata una delle seguenti?

“Non c’è male”

“Potrebbe andare meglio”

“Ma sì, va”

“Così e così”

Ecco, è proprio da qui che bisogna partire. Bisogna cambiare il proprio vocabolario.

Calma, non ti agitare. Non ti sto chiedendo di impararti mezzo dizionario a memoria. Semplicemente, perché non provare ad usare parole dai colori più brillanti?

Che effetto vi fa pronunciare parole come “magnificamente!”, “alla grande!”, “molto bene!” “benissimo!”, “stupendamente!”?

Vi sentite più potenti? Più energici?

Lo stesso discorso vale per ciò che la nostra vocina nel cervello ci dice ogni giorno, in ogni situazione. Se la nostra vocina ha il brutto vizio di dirci spesso frasi come “guarda che hai combinato!”, “questo è un bel problema”, “non ci riuscirai mai”, “non sei capace”, allora è giunto il momento di liberarsene!

Mettiamo bene in chiaro che non sono gli eventi a determinare i nostri stati d’animo, ma il significato che diamo loro. Il tuo stato d’animo dipende solo ed esclusivamente da te.

Tu devi essere il protagonista delle tue emozioni, non il mondo esterno. Una volta che hai preso consapevolezza delle tue emozioni, cioè di quello che provi quando la tua vocina ti parla, hai la soluzione in pugno. Converti tutte quelle frasi negative in frasi positive. Come, ti starai chiedendo.

Trasforma “questo è un bel problema” in “ho una nuova situazione da risolvere”

oppure “non ci riuscirai mai” in “hai fatto quel che potevi, la prossima volta darai di più”.

Lo stesso discorso, oltre che alle frasi, lo si può applicare alle semplici parole, ad esempio:

Infuriato potrebbe diventare inalberato/stizzito.

Distrutto/abbattuto lo trasformerei in un po’ scarico/giù di tono.

E così via. Il solo fatto di provare a pensare ad una parola più ricercata accresce la consapevolezza del linguaggio che usiamo.

Questo non vuol dire seppellire per sempre le emozioni negative, semplicemente, una volta allenato il vocabolario sostitutivo, sarai in grado di vederle meglio di come sono. Il vero pensiero positivo è quello che scaturisce dal superamento delle emozioni negative e non dalla loro negazione.

Il pensiero positivo deve essere autentico, basarsi su elementi reali.

Lo scopo di tutto ciò? Vivere il più possibile in stati d’animo sereni, produttivi e potenzianti.

CONSIGLI PRATICI PER INIZIARE AD ESERCITARSI

  • Inventati una frase positiva da ripetere come un mantra in tutti i tempi morti delle tue giornate, per esempio “Provo un rinnovato coraggio verso la vita e ciò che essa mi prospetta, affronto con tenacia e determinazione ogni nuova avventura e opportunità!”, “Sono piena/o di energia e voglio utilizzarla per migliorare la mia giornata e quella delle persone che mi circondano!”, “Ho una gran voglia di dimostrare tutto il mio potenziale”, “Sento una vitalità nuova che mi pervade e mi spinge alla scoperta di nuove realtà interne ed esterne”.
  • Fai caso a tutte le volte che utilizzi frasi negative, piene di MA, PERÒ, NO, e cerca di evitarle il più possibile.
  • Trasforma le parole negative in positive. Questo perché se non abbiamo modo di rappresentare un’emozione attraverso le parole non possiamo neanche provarla, quindi, se bandiamo per sempre una parola negativa dal vocabolario è molto probabile che perdiamo anche la possibilità di rappresentarla e provarla.
  • Al posto delle affermazioni positive, puoi anche fare in modo che la tua vocina ti faccia delle domande, come “Cosa c’è di buono in questo?”, “come posso migliorare quest’altro?”. Le domande sono più potenti delle affermazioni perché attivano il nostro cervello. Il nostro cervello è un computer che effettivamente ha tutte le risposte. Se tu gli fai una domanda, cercherà a tutti i costi di trovare una risposta. (Sta qui l’importanza del porsi delle domande potenzianti!)

Ci vorrà del tempo prima che questo modo di ragionare “in positivo” diventi un automatismo. Non temere, l’essere umano è una creatura abitudinaria, e, con la giusta costanza riesce a rendere naturale e spontaneo qualsiasi comportamento!

Già da subito, anche involontariamente, sarai più consapevole delle parole che utilizzi. E la consapevolezza è un passo importante.

Ti accorgerai che più diventerai brava/o a controllare i tuoi stati d’animo e più potrai influenzare positivamente anche lo stato d’animo degli altri.

Grazie dell’attenzione.

Alla prossima,

Nisida

REALITY SHOW DI VITA VERA

29 marzo 2019 – Firenze

La vita ti insegna che ci sono infinite occasioni per imparare e spesso capita di farlo quando meno te lo aspetti.

A volte sali su un treno e ti aspetti di dover insegnare qualcosa ad altri per poi tornare ed accorgerti che sei stato tu ad acquisire gli insegnamenti maggiori da coloro che pensavi essere i tuoi discenti.

Sono appena tornato a casa da un’esperienza i cui insegnamenti mi accompagneranno per sempre durante il cammino e che adesso voglio condividere con te.

I protagonisti della storia sono un gruppo di trenta giovani universitari a cui è stata data l’opportunità di presentare, con un Elevator Pitch (breve presentazione del proprio progetto, rivolta a potenziali investitori o possibili collaboratori), i propri lavori e le proprie idee durante una conferenza internazionale, DATE Conference 2019, tenutasi a Firenze dal 25 al 29 marzo 2019.

Il mio compito, assieme ai responsabili del NECST Lab del Politecnico di Milano, era quello di formare i ragazzi e le ragazze affinché riuscissero a comunicare in modo efficace, davanti ad una platea internazionale, l’importanza dei lavori a cui ognuno ha dedicato mesi (in alcuni casi anni) e soprattutto comunicare il proprio valore personale.

Ciò a cui abbiamo avuto il piacere e l’onore di assistere è stata una magia realizzata dai protagonisti di questa avventura, una magia accaduta tra un sorgere del sole e il successivo.

Il primo giorno ognuno dei trenta ragazzi ha presentato il proprio discorso, preparato e revisionato decine di volte al fine di produrre il miglior risultato possibile.

Giorno uno: sveglia alle 7:00, preparazione fisica, mentale e via, dritti al congresso!

La tensione era al massimo livello umanamente sostenibile. Io, Marco, Sara, Melissa e Rolando abbiamo ascoltato e registrato mentalmente ogni secondo di comunicazione di ognuno dei ragazzi.

Non ci siamo fermati un secondo: appunti forsennati presi su carta e al computer, cambi di sala, riunioni tra una sessione e l’altra per coordinarci sui feedback da dare loro, caffè presi continuando a confrontarci in vista della seconda chance, prevista per il giorno successivo.

Deve essere chiara l’impresa che i ragazzi stavano realizzando: un lavoro di mesi che converge su un palco, davanti ad esperti del tuo settore che ti ascoltano e ti giudicano. Il palco sembra solo un rialzamento in una stanza fino a che non sei tu a doverci salire. In quel caso spaventa più di quanto farebbe la vista dell’apertura della cancellata in ferro che separa i corridoi delle celle dall’arena dei gladiatori.

Tutti i ragazzi hanno meno di 24 anni, alcuni, addirittura, meno di 20. Quello con cui si sono confrontati è stato ben più grande di loro…

Alle 17:00 del primo giorno eravamo riusciti a dare appena sei feedback su trenta. E sono stati, per utilizzare un eufemismo, massacranti!

Considerando lo sforzo che avevano fatto, mi si stringeva il cuore ad ogni parola, frase e commento che aggiungevamo.

Quello del primo giorno era stato in realtà un ottimo risultato.

Dubito che altri (da qualunque parte del Mondo arrivassero) avrebbero potuto fare meglio di così. Eppure, da loro dovevamo tirare fuori qualcosa di straordinario e con le carezze non avremmo fatto il loro bene.

Come dicevo, alle 17:00 eravamo ad 1/5 dei feedback (o delle legnate, come qualcuno preferiva definirle).

I Pitch sono finiti alle 18:00: siamo andati avanti nel “feedback-massacro” sino a mezza notte e mezza.

Gli ultimi a riceverli hanno avuto a disposizione solo la notte per riflettere, elaborare e lavorare su sé stessi e sul proprio discorso, in vista della seconda prova che li aspettava il giorno seguente.

Sono andato a letto esausto e con indosso uno spesso velo di tristezza.

La mattina dopo, poco prima dell’inizio della nuova sessione di Pitch dei ragazzi, eravamo tutti riuniti negli ampi spazi di Firenze Fiera, in gruppi sparsi: chi era intento a fare ultimi ritocchi alle presentazioni, chi provava posture, camminate e contatti oculari, chi cercava di strappare le ultime dritte su come gestire la tensione e convogliarla sul pubblico e chi chiedeva gli ultimi consigli prima della prova finale.

I ragazzi, tutti, ognuno di loro, hanno fatto la magia più straordinaria alla quale abbia mai assistito.

Senza vergogna, confesso che ho una lacrima che mi riga il volto mentre scrivo. Se non ho pianto ieri, lo sto facendo adesso.

Ognuno di loro ha tirato fuori una forza, una perfezione e una potenza che ha investito e sbalordito tutti noi presenti lì. Nei corridoi c’era gente incredula che si fermava impietrita ad assistere.

Loro, ancora una volta, tutti e trenta, hanno ripetuto la prova a 24 ore di distanza con un risultato che non poteva essere reale.

Non riuscivamo davvero a crederci.

Tra una sessione e l’altra, chi aveva già sostenuto la prova attendeva, affamato, il nuovo feedback.

Ragazze e ragazzi che avevano dato più del massimo che si potesse dare attendevano di sapere cosa pensassimo questa volta di loro.

Occhi pieni di gioia liquida, volti arrossati di orgoglio e fierezza.

Raccontato così, può sembrare un Reality concentrato in due giorni, una specie di X-Factor zippato in 48 ore… e, invece, questa è vita vera!

La vita di ragazzi e ragazze che si apprestano con decisione ad entrare e vivere in un Mondo ben più grande di come lo hanno concepito sino ad ora…

Una delle frasi più belle che le mie orecchie abbiano mai ascoltato è arrivata alla fine, quando ci hanno spiegato come sono riusciti a realizzare la magia alla quale abbiamo assistito:

“Lo abbiamo fatto per voi! Voi cinque ieri avete ascoltato ogni secondo in cui abbiamo parlato. Non vi siete distratti un attimo, per essere certi di darci tutto quello che eravate in grado di dare. Avete saltato pranzi e pause per dedicarci ogni momento e lo avete fatto per noi. Quindi quello che abbiamo realizzato oggi lo abbiamo fatto per ricambiare quello che ci avete dato”

Ho i brividi lungo la schiena ripensando a questa frase. Resterà impressa nella mia mente per sempre.

Questo articolo è per ringraziare tutti quanti voi…siete speciali e mi avete fatto crescere…grazie!

CONSIGLI E SPUNTI

Le capacità di cui disponi sono straordinarie.

Farle emergere, molto spesso, richiede soltanto di metterle alla prova. Ognuno di noi è speciale, non c’è differenza di etnia, genere, età. Quello che possiamo realizzare, anche solo in una notte, è sbalorditivo. Mettilo in pratica!

Esistono tre risultati che puoi ottenere:

  1. riuscirci al primo colpo
  2. fallire
  3. imparare

L’unico di questi che risulta superfluo ai fini della crescita è il primo. Lanciati in nuove sfide, fallisci le volte necessarie ed impara da queste.

Una inesauribile fonte di motivazione risiede nel focalizzarsi su coloro che si sono prodigati (o si prodigano) affinché noi riuscissimo ad ottenere ciò che desideriamo e meritiamo (bada bene a non interpretare questo come “Devo fare ciò che vogliono gli altri perché si sono impegnati per me”).

Nella tua vita c’è stato, c’è e ci sarà sempre chi investe il proprio tempo e le proprie energie per te. Devi trarre energia e stimoli nel pensare a loro: quando la tua motivazione interna è agli sgoccioli o quando ti serve una spinta maggiore perché l’impresa è ardua, pensa a queste persone della tua vita e trai forza da loro.

Circondati di persone che tengono a te: sono la più incredibile fonte di forza ed energia di cui puoi avvalerti.

Ti auguro una buona giornata.

A presto,

Raffaele

IL MODO MIGLIORE PER ESSERE SEMPRE MOTIVATI

(la risposta che non ti aspetti)

Come tutti i grandi oratori ci raccontano, la capacità di rimanere motivati e concentrati rappresenta una delle prerogative fondamentali quando si tratta di raggiungere i propri obiettivi.

Questo ci porta a cercare sempre modi nuovi e diversi per ottimizzare la nostra produttività, spingendoci troppo spesso tra le braccia dei soliti “pseudo-guru” che vogliono venderci la formula magica per raggiungere il successo in 15 giorni, senza sforzo e rimanendo comodamente sdraiati sulla spiaggia.

L’idea generale diffusa fra gli amanti della crescita personale è quindi quella di lavorare solo su sé stessi, continuare per la propria strada lasciandosi “caricare” da quanti più contenuti motivazionali possibile, in modo da mantenere alto il livello di adrenalina e sentirsi pronti a spaccare il mondo.

Sembrerebbe il modo migliore, giusto? Sbagliato.

Non sto assolutamente dicendo che convincersi a dare il massimo sia una strategia sbagliata, tutt’altro! Le tue motivazioni devono sempre essere il carburante che ti condurrà verso la trasformazione che vuoi attuare ma, concentrandoti solo su te stesso, stai tralasciando un elemento fondamentale che, se non affrontato correttamente, continuerà a sabotarti nonostante tutti i tuoi buoni propositi: l’ambiente in cui vivi.

Questo articolo è abbastanza corposo, ma ti assicuro che arrivato alla fine avrai un’idea molto chiara su come comportarti in futuro, perciò mettiti comodo e leggi con attenzione.

Jim Rohn dice che siamo “la media delle 5 persone che frequentiamo di più” e in questa frase risiede un’assoluta verità.

Il sistema che abbiamo intorno, composto dalle relazioni sociali, dall’ambiente fisico in cui viviamo e da ciò che sentiamo ogni giorno al telegiornale o sul web, influenza il nostro insieme di valori e credenze.

Questo vuol dire che ciò che pensiamo deriva, molto probabilmente, da ciò che pensa qualcuno che ci è vicino ed è proprio per questo che dobbiamo prestare molta attenzione alle persone con cui passiamo la maggior parte del nostro tempo.

Con questo non voglio spingerti a vivere come un eremita e allontanarti da tutti i tuoi amici solo perché non la pensano come te, siamo animali sociali e diventare maledettamente scontrosi con il prossimo si allontana molto dalla crescita personale alla quale ambisci!

Per farti capire bene il concetto utilizzo due esempi:

Fingiamo per un attimo che tu sia un pentito fumatore che cerca in ogni modo di togliersi questo vizio. Ora fingiamo che passi il tuo tempo libero con cinque amici, simpaticissimi e divertentissimi, che fumano due pacchetti di sigarette al giorno.

Pensi di essere abbastanza forte da resistere alla tentazione? Pensi che basti guardare qualche video di persone che ripetono che se lo desiderate davvero ce la potete fare?

Lo spero vivamente per te!

Ma la verità è che, soprattutto se stai iniziando a smettere di fumare da pochi giorni, sarà davvero difficile per te rinunciare ad una sigaretta in compagnia. Non perché tu sia debole, non perché loro siano dei cattivi amici, ma solo perché l’ambiente che abbiamo intorno ci influenza molto più di quanto non lo faccia la nostra sola forza di volontà.

Ora facciamo finta che voi siate cresciuti in una famiglia di sportivi. Vostro padre va in palestra tre volte a settimana, vostra madre è un vero talento del tennis e perfino il vostro fratellino dopo la scuola si allena per due ore praticando il karate. Non so perché, ma qualcosa mi dice che non sareste il tipo di persona che passa tutto il suo tempo sul divano, mangiando dolci e chiedendo un passaggio in auto per andare dalla camera al bagno!

Esiste un processo, chiamato effetto Pigmalione che si verifica in contesti didattici nei rapporti fra insegnanti e bambini. Il succo di questo effetto è che se gli insegnanti credono che un bambino sia meno dotato lo tratteranno, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri. Il bambino si convincerà di essere inferiore e si comporterà di conseguenza, instaurando così un circolo vizioso che farà diventare il bambino proprio come l’insegnante lo aveva sempre immaginato.

Le persone che abbiamo intorno influenzano ciò che siamo da sempre, solo che fino ad ora, magari, non ci avevi fatto troppo caso.

Fino a qui tutto molto bello, abbiamo capito che non basta solo usare video motivazionali come fossero una dose di adrenalina da assumere giornalmente, ma nella pratica? Come faccio ad ottimizzare l’ambiente in cui vivo per usarlo a mio vantaggio?

Sicuramente, come già detto, l’obiettivo non è quello di diventare asociali e andare a vivere nei boschi sperando di conoscere qualche scoiattolo che sta puntando, come noi, al successo.

Il fatto di essere consapevoli di quanto possiamo essere “vulnerabili” alle idee degli altri ci mette in una situazione di vantaggio, perciò, se sei arrivato fin qui, ti faccio i miei complimenti e spero che da oggi farai tesoro di queste informazioni.

Un consiglio importante che mi sento di darti è quello di cercare tutte le occasioni possibili per fare networking. Se hai un interesse particolare è molto probabile che tu voglia passare il tuo tempo con persone che condividono la stessa passione. Eventi, corsi dal vivo, concerti e perfino manifestazioni di protesta contro un nemico comune possono rivelarsi occasioni per fare nuove conoscenze.

Mi sono reso realmente conto di quanto sia potenziante un ambiente positivo durante l’ultimo corso Smart Communication, tenuto a Milano. Raffaele ha chiesto ai partecipanti di affrontare una piccola prova che li avrebbe catapultati fuori dalla loro zona di confort: un esercizio di public speaking di qualche minuto. Quanto pensi avrebbe influito negativamente un pubblico troppo esigente sulle prestazioni dei partecipanti?

Aver condiviso insieme un momento così importante dal punto di vista emotivo ha creato un legame davvero particolare, tanto che ancora oggi quel gruppo è in contatto e si riuniscono tutti regolarmente! In che altro modo avrebbero potuto creare una cerchia di relazioni con persone appassionate di comunicazione e public speaking?

Un altro esempio di ottimizzazione dell’ambiente lo hai probabilmente in mano in questo momento: il tuo smartphone può trasformarsi in un “luogo” incredibilmente positivo, così come può rivelarsi il tuo peggior nemico se devi finire di preparare un esame o consegnare un progetto!

Se lo stai usando per leggere questo articolo, probabilmente sei in un momento della giornata in cui hai deciso di renderlo uno strumento di apprendimento e di crescita personale.

Quando devi studiare e continui a distrarti per le mille notifiche al minuto, però, sei esattamente nella situazione che può dimostrarti come, modificare l’ambiente, sia molto più profittevole rispetto ad affidarsi semplicemente alla tua forza di volontà.

Quanto ti costa, in termini di sforzo mentale, resistere alla tentazione ogni volta che lo schermo si illumina davanti ai tuoi occhi?

Quanto ti costa, invece, lasciare il telefono nell’altra stanza, attivare la modalità aereo o spegnerlo?

Lo so, so cosa stai pensando, sembra incredibile, ma ti assicuro che ha anche la funzione di spegnimento!

Se ciò a cui ambisci è diventare una persona estremamente generosa, perché continui a passare la maggior parte del tuo tempo con quel tizio che non darebbe nemmeno un bicchiere d’acqua ad un uomo disperso in mezzo al deserto?

Cerca chi, tra i tuoi conoscenti, ritieni possa essere un esempio positivo da seguire e assorbi tutti quei comportamenti che secondo te possono esserti utili.

E con gli amici che già possediamo? Che facciamo?

Se i tuoi amici sono davvero importanti per te, sono persone positive e ritieni che non ti influenzino negativamente, renderli partecipi del tuo cambiamento avrà sicuramente un effetto positivo su di te e su di loro!

Vuoi cominciare ad andare in palestra?

Prova a convincerli ad iscriversi con te, sarà sicuramente più semplice per entrambi.

Vuoi iniziare a svegliarvi presto la mattina?

Accordati con un tuo amico che vuole raggiungere lo stesso obiettivo, decidete di scrivervi appena siete svegli e fissate una penitenza per l’ultimo che si sveglia.

Non hai idea di quante pizze gratis ho guadagnato con questo metodo!

So che sei molto carico e motivato arrivato a questo punto ma, ormai lo sai, la motivazione da sola non basta, quindi ora vai e migliora al massimo l’ambiente in cui vivi, elimina le tentazioni negative e circondati di persone che scegli volontariamente di frequentare!

Fabrizio

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