Memoria e Apprendimento

NO(N)ME L RICORDO

 

“Che cosa c’è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso profumo soave”

(William Shakespeare)

Questa frase di Shakespeare è meravigliosa, peccato che, se vengo chiamato con un nome diverso dal mio, nemmeno mi giro. Diciamo che i nomi propri hanno un certo grado di utilità nella nostra vita e che sebbene a qualcuno possa non piacere il proprio…oramai ne siamo affezionati e ci identifichiamo in esso.

Il nostro nome è uno dei suoni più piacevoli che il nostro orecchio possa ascoltare.

Pronunciare il nome di una persona appena conosciuta, per tre volte durante la prima conversazione, aumenta il livello di rapport che instauri con l’interlocutore e aumenta l’impressione positiva che quella persona conserverà di te.

Il problema è che quando ci presentiamo ad una persona o ad un gruppo di persone, lo scenario più comune è: stringo la mano a una e dico “Piacere Raffaele”, passo alla successiva e ricopro la sua voce con un “Piacere Raffaele”. Andando avanti con “Piacere Raffaele”, correndo veloce fino all’ultima stretta di mano continuando con “Piacere Raffaele” … secondo te, che nome mi porterà a ricordare alla fine del giro?

Esatto! Raffaele: l’unico nome che già conoscevo.

Oggi ti insegnerò una tecnica straordinaria per memorizzare ed imprimere nella tua mente qualunque nome venga pronunciato da chiunque ti si presenti.

Questa ti consentirà di memorizzare centinaia di nomi associati ad un volto ed ascoltati una ed una sola volta.

Veniamo alla tecnica, e dividiamola in passi successivi.

1. Il segreto per avere una possibilità remota di memorizzare un nome è… ascoltarlo!

Sembra banale, lo so, eppure è fondamentale, Il tuo nome lo conosci già, concentrati sul nome dell’interlocutore.

Se non hai capito bene il nome la prima volta è meglio fermarsi un attimo e chiedere di ripeterlo la seconda o la terza volta, piuttosto che conversare con una persona per un’intera serata, condividere idee, ridere e scherzare, raccontarsi reciprocamente esperienze private, magari anche intime e dopo tre ore di conversazione, al momento del congedo, porgerle la fatidica domanda: “Scusa ma…com’è che ti chiamavi?”

Pessimo, davvero pessimo!

2. Creare un cliché, ovvero un’immagine stereotipata e univoca per lo specifico nome. Questa immagine sarà utilizzata tutte le volte che incontri una nuova persona con quel nome.

Devi creare un cliché solo la prima volta che memorizzi un nuovo nome perché, per tutte le volte successive, l’immagine ad esso associata sarà sempre la medesima.

Un momento, che cosa si intende in questo caso per “cliché”?

Ti faccio qualche esempio: per Luca l’immagine potrà essere un lucchetto, per assonanza tra le parole “Luca” e “Lucchetto”. Per il nome Maria avremo il velo celeste della Santa Vergine Maria. Per Marco può essere, ad esempio, una marca da bollo da 16 euro. Ancora, il cliché per Rocco può essere un grande… ok, forse non serve esplicitare il cliché per Rocco.

Facile, no?

3. Creare un’associazione visiva paradossale, in azione e vivida tra il tuo cliché e la persona reale a cui vuoi associare quel nome.

Dai un primo sguardo alla persona dinanzi a te e cerca di scorgere un elemento caratteristico sul suo volto, a cui associare visivamente il tuo cliché: può trattarsi di un neo, sopracciglia pronunciate, una cicatrice alla Harry Potter, labbro leporino, etc.

Se sfortunatamente l’interlocutore ha un volto normale non perderti d’animo, la tecnica funzionerà alla perfezione posizionando la tua immagine in un qualunque punto del suo volto.

Facciamo un esempio pratico.

Mi si presenta un certo Simone e decido di usare come cliché un limone. Mentre gli stringo la mano per presentarmi, nell’arco di poche frazioni di secondo, vedo la sua narice destra rigonfiarsi, e da essa inizia a uscire una punta gialla. Man mano che l’oggetto esce dal suo naso ne riconosco la forma e la superficie ed in poco più di un secondo ecco che il limone è fuoriuscito completamente dal suo naso, avvolto in un viscido strato superficiale di muco.

Et voilà! Nome associato inequivocabilmente al volto del mio nuovo conoscente.

La costruzione di un’immagine paradossale in movimento ed in questo caso anche un po’ “schifosa”, rende estremamente potente il ricordo.

L’applicazione del cliché sul nuovo volto richiede pochi istanti ed ogni volta che incontrerai questa persona, rivedrai l’immagine, associandone inequivocabilmente il nome.

Adesso, affinché tu prenda un po’ di dimestichezza con questa tecnica, facciamo insieme qualche esercizio.

Immagina che si presenti William e immediatamente vedrai venir fuori dal suo petto il fantasma di William Shakespeare, a mezzo busto che gli si piazza davanti con un teschio in mano e gli ripete con passione: “Essere…o non essere…”.

Se conosci una certa Erika vedrai i suoi capelli sollevarsi e disporsi a forma di elica per poi iniziare a girare creando un vortice introno a lei e facendola sollevare di venti centimetri dal suolo.

Nel caso il nuovo conoscente si chiami Giuseppe e, dato che un famoso Giuseppe era un falegname, puoi immaginare una sega incastrata nel suo cranio che continua a muoversi da destra a sinistra, scendendo sempre più a fondo.

Se un’immagine è in movimento si ricorda in modo più vivido rispetto ad un’immagine statica: ricorda sempre di mettere in moto le immagini che crei affinché il loro ricordo sia ancor più efficace.

E per Laura cosa posso usare? Per Andrea, Giovanna, Giulio, Gabriella e Riccardo?

Pensaci un attimo, cosa utilizzeresti?

Laura = cappello di laurea o la ghirlanda di alloro.

Andrea = croce bianca (la croce di sant’Andrea è quella del passaggio a livello) conficcata in fronte.

Giovanna = per assonanza, panna, in testa, una schifezza.

Giulio = quarantasette coltelli conficcati ovunque come le 47 pugnalate inflitte a Giulio Cesare.

Riccardo = viene fuori dal suo petto la testa di un leone che ruggisce. Riccardo cuor di leone J

Gabriella = delle grandi ali bianche che si spiegano alte alle sue spalle per poi richiudersi ed avvolgerla da testa a piedi, come l’angelo Gabriele.

Nota come lo stesso cliché può essere utilizzato sia per nomi maschili che per femminili.

E per i nomi stranieri che si fa?

Il procedimento è il medesimo. In questo caso, però, va selezionata attentamente l’immagine affinché sia molto vicina alla pronuncia del nome. A volte risulterà necessario scomporre il nome in più parti (quindi più immagini) per poterlo ricostruire in modo univoco e preciso.

Ad esempio, Isham diventerà un I-phone sulla testa del mio nuovo conoscente, da cui fuoriesce uno sciamano indiano che inizia a pregare: nome Isham diviso in “I-phone” che sta per “i” e “sciamano” che sta per “sham”.

Per memorizzare ad esempio il nome Ruth è sufficiente, mentre le stringo la mano, vedere (e udire) che dalla sua bocca fuoriesca il più rumoroso rutt che le mie orecchie abbiano mai avuto il dispiacere di ascoltare. Immagina che il rutt sia così forte da rompere ogni vetro nel raggio di 100 metri.

FUN FACT

Anni fa, durante un corso dal vivo la metà dei partecipanti era costituita da stranieri tra cui egiziani, russi, sud americani e cinesi.

Capacità creative messe a durissima prova dalla memorizzazione di così tanti nomi stranieri e, finite quasi tutte le etnie, restavano da memorizzare solo i nomi della delegazione cinese, che attendeva impaziente di essere chiamata sul palco.

Salgono tutti sul palco con sguardi compiaciuti mentre il mio vacillava al pensiero dei nomi che avrebbero pronunciato e da cui dover ricavare immagini istantanee ed efficaci.

Con immenso stupore, mentre stringevo la mano al primo di loro, pronunciando “Piacere, mi chiamo Raffaele”, sento la sua voce annunciare: “Piacere, Fabio”.

Che? Fabio?

Incredulo passo alla ragazza successiva che mi dice “Ciao, sono Alessia”.

Altro ancora: “Luigi” e così, fino all’ultimo della delegazione.

Quel giorno ho scoperto con piacere che è usanza praticata da molti cinesi, che si trasferiscono in Italia, quella di darsi un nome italiano per facilitarci e per evitare che il loro nome venga storpiato nel tentativo di pronunciarlo correttamente… fantastico!

CONSIGLI

Per essere veloce ed efficace con la Tecnica dei Nomi devi avere già definito cliché per ogni nome, quindi ti consiglio di iniziare con i tuoi amici: crea un’immagine per il nome di tutti i tuoi amici, poi continua a farlo con nuovi nomi, ogni volta che incontri qualcuno che non ha ancora un’immagine associata.

Siccome mi sento generoso, ti insegnerò un trucchetto per memorizzare istantaneamente un nome anche se non hai ancora pronto il cliché adatto.

Quando ti presentano qualcuno e non hai un’immagine pronta da affibbiargli, utilizza una persona che già conosci con quel nome ed immagina che questa arrivi alle sue spalle e gli dia una vigorosa pacca, facendolo balzare in avanti.

Ad esempio, ogni volta che incontro una persona dal nome Alessandro visualizzo mio cugino, il cui braccio ricorda il tronco di un albero secolare, calare con veemenza la sua pesante mano sulla testa (o sulla spalla) del nuovo Alessandro da memorizzare.

Ricordo del nome assicurato!

La tecnica appresa ti consente di memorizzare decine di nomi in pochi secondi e ricordarli a distanza di mesi dal primo incontro.

Durante i corsi tenuti in questi anni, i partecipanti erano stupiti dal fatto di ricordare e distinguere perfettamente fino a sessanta nomi (italiani e non), ognuno dei quali memorizzato in pochi istanti.

Come ogni tecnica richiede un po’ di pratica all’inizio e, nel giro di poco, ti consente di diventare un maestro nel ricordare qualunque nome e in ogni circostanza.

Ricorda l’importanza che riveste il proprio nome per una persona: ascoltalo, memorizzalo ed usalo opportunamente per mettere a proprio agio l’interlocutore e creare sintonia.

Mi raccomando, ogni volta è buona per applicare questa tecnica e soprattutto… divertiti!

Raffaele

Torna su