LA VERITA’ SULLE SEGHE MENTALI

Oggi vi parlerò di come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita.

In particolare, prima vi dirò cosa sono le seghe mentali e perché ce le facciamo. Vi dirò perché può essere utile smettere di farsele e poi come si fa a non farsele più.

COSA SONO LE SEGHE MENTALI

Vi sorprenderà sapere che farsi le seghe mentali equivale a pensare a cose che non sono attinenti con la realtà.

Voi direte “Ok ma io non penso ai draghi e agli hobbit, penso a cose che mi sono successe, cose reali”. Tutto sta, ovviamente, nella definizione di realtà.

La realtà è il nostro corpo e l’ambiente fisico che ci circonda.

Fine.

I nevrotici (ansiosi, depressi, paranoici, ecc.) sono convinti che la realtà stia dentro la loro testa.

Infatti, il male di cui soffriamo è quasi sempre mentale, più di rado è male fisico. E i pericoli inventati dal nostro pensiero sono praticamente infiniti. Alcuni appartengono al mondo che ci circonda: l’amico che ci sta fregando la ragazza, un collega che vuole farci le scarpe, il professore che non mi risponde alle mail. Altri sono attinenti al nostro Io: “oddio, mi prenderò l’aids, sono troppo grasso, faccio schifo, sono nato sfortunato, nessuno mi vuole, nessuno mi ama, sono fallito, rimarrò solo e abbandonato da tutti”.

Ovviamente se il pensiero esiste, c’è un motivo, è il risultato dell’evoluzione biologica e ha lo stesso scopo di tutte le funzioni biologiche: la sopravvivenza. Infatti, lo scopo immediato del pensiero è quello di scaricare la tensione eccessiva. Se, però, il pensiero rimane pensiero e non diventa azione, esso tende ad accumularsi e ad autoalimentarsi, aumentando a sua volta ansia, paranoie e altre seghe mentali.

Un problema reale, essendo reale, non può essere risolto con il pensiero, solo con l’azione.

Il pensiero che dà luogo all’azione non è una sega mentale.

PERCHÉ CI FACCIAMO LE SEGHE MENTALI

Il pensiero si produce indipendentemente dalla nostra volontà.

Il fatto che siamo coscienti del nostro pensiero non vuol dire che esso sia volontario. Soltanto quando volontariamente pensiamo a qualcosa, per esempio quando studiamo, leggiamo o ci applichiamo volontariamente alla soluzione di un problema reale, allora il nostro pensiero è volontario.

Il nostro cervello costruisce quasi tutto il nostro pensiero e attraverso di esso costruisce il nostro universo e la nostra vita. Nel nostro cervello c’è tutto, comprese le seghe mentali. Ecco perché ce le facciamo. Perché è il nostro cervello a farsele. Non siamo noi a volercele fare.

Esistono infatti due mondi: il mondo della mente e il mondo della realtà. Ad un oggetto o un evento del mondo della realtà, ad esempio un cavallo, percepito dalla nostra coscienza, noi attribuiamo un significato, per esempio “pericolo: mostro” sulla base di un analogo oggetto o evento registrato nella nostra memoria inconscia, “sono caduto da cavallo da bambino” e con il quale lo compariamo. È poi “mostro” e non “cavallo” che va a determinare il nostro comportamento “fuggo, aiuto”, che appartiene al mondo della realtà.

Questo significa che noi non abbiamo normalmente una rappresentazione oggettiva della realtà ma soltanto una rappresentazione soggettiva di essa, derivata dal condizionamento della nostra esperienza precedente, registrata in memoria.

Ciò che è evidente è che i due mondi sono distinti e separati, in quanto contengono oggetti ed eventi distinti e separati. Il mondo della realtà è reale, quello della mente non è reale.

Per vedere la realtà com’è, dovremmo smettere di pensare, cioè smettere di farci condizionare dalla nostra memoria.

PERCHÉ NON FARSI LE SEGHE MENTALI

Le seghe mentali portano ad un innalzamento del livello tensionale generato da uno stato di ansia, paura, da un allarme nei confronti di qualcosa che il cervello ritiene pericoloso. E questo genera sofferenza. Quindi, mi pare ovvio il motivo per cui non bisogna farsi le seghe mentali: smettere di soffrire. Se sei masochista, continua pure a fartele, io non ti importunerò.

COME SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI

La prima questione è: siamo veramente in grado di smettere di pensare a qualcosa o più in generale di pensare? La risposta è: sì.

Il secondo problema è: come? La risposta sta in quella che si definisce presenza mentale.

Per introdurti in modo semplice a questo concetto ti propongo un passo di un libro che si intitola Vita di Siddharta il Buddha, comprensibile anche dai bambini (quindi non tirare in mezzo scuse del tipo “il Buddhismo è difficile, io non lo capisco, io non sono capace”).

“Bambini, dopo aver sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando, staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca. Bambini, che cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando, staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca. Così facendo, non potete apprezzare la natura splendida del mandarino.”

Il segreto per smettere di farsi le seghe mentali consiste nel rivolgere la propria attenzione a ciò che si sta facendo, a ciò che ci succede, al mondo che si ha intorno. Questo si chiama presenza mentale. Se sei presente nelle cose che stai facendo, te le godi. Purtroppo, come tante cose nella vita, questo è più facile a dirsi che a farsi. Ma c’è un sistema, una tecnica.

TECNICHE PER SMETTERE DI FARSI LE SEGHE MENTALI

Ci sono tre fasi che bisogna attuare per realizzare la presenza mentale: il mondo, il corpo, la mente.

  • La prima fase consiste nel concentrare la tua attenzione sul mondo materiale che ti circonda. Se tu passeggi per la strada e una persona ti sorride e questo fatto ti scivola addosso, per te è come se quella persona non esistesse. Lei non esiste per te e tu non esisti per lei. E così va avanti la vita, vivi senza vedere realmente nulla, senza godere realmente di nulla.

Ma se ti fermi ad osservare, a vivere con consapevolezza, ogni momento, persona, oggetto, situazione, potrai dire di aver realmente vissuto.

Non bisogna avere nessuna premura, non bisogna ottenere nulla, né cercare qualcosa. Solo osservare. Pian piano ti accorgi di diventare partecipe della realtà, cominci a vedere le cose per quello che sono, senza interpretazioni. Questo perché il nostro cervello non può ricevere normalmente più di una rappresentazione (concetto, immagine, emozione, sensazione) per volta.

Ovviamente, non riuscirai a mantenere a lungo questo stato, perché il pensiero automatico riprenderà il suo flusso. Ma ogni volta che vorrai potrai ritornare ad osservare. Il silenzio del pensiero viene detto in Oriente meditazione.

Quindi meditare non è una cosa così astrusa come tutti pensano. Si può semplicemente cominciare con l’osservare ciò che ci circonda, arrivare al punto di poter stare tranquillamente in una stanza a soffermarsi su ogni aspetto. Per gioco, prova poi a deconcentrarti, diventare completamente passivo, di tutto, delle sensazioni, i pensieri, senza selezionare, desiderare, senza giudicare, senza rifiutare. La meditazione serve per raggiungere l’accettazione. Solo grazie a questa è possibile, poi, agire in modo consapevole (se sai cosa significa passività, ti renderai conto del tuo agire consapevole e di questo parleremo in un altro articolo riguardo alla proattività).

  • La seconda fase nella realizzazione della presenza mentale è quella di rivolgere l’attenzione al corpo. Tutte le volte che ti accorgi di essere preoccupato per qualcosa, di provare rimpianti, desiderare cose che non puoi avere, cose di cui non puoi liberarti e altre seghe mentali, concentrati sul tuo corpo, scoprirai che il respiro è concitato, il cuore batte più veloce, lo stomaco è contratto, le mandibole sono serrate, i muscoli contratti. Cosa si può fare?

La cosa più semplice per iniziare è quelli di concentrarsi sul respiro. Questo perché la concentrazione su un oggetto neutro abbassa il livello della tensione e questo permette all’organismo di ricostruire il suo livello energetico ottimale. Quando sarai bravo in questo, sarà più facile concentrarsi sul proprio corpo e diventare consapevoli di come sta e di cosa fa.

  • La terza fase nella realizzazione della presenza mentale è quella di rivolgere l’attenzione alla mente. Cioè al pensiero. Se vogliamo che i pensieri smettano di prodursi, dobbiamo prima di tutto osservarli. Insieme ai pensieri, osserva anche le tue emozioni e sensazioni, la tua attività percettiva. Scoprirai tre cose:
  • Essi si producono automaticamente, come già visto
  • Rimanendo nel ruolo di osservatore non sei più colpito nel profondo dalle tue sensazioni. Si crea una specie di distacco.
  • Rimanendo nel ruolo di osservatore il pensiero rallenta la frequenza fino a fermarsi.

Questo accade perché il ruolo di osservazione è un ruolo passivo, o meglio, ricettivo.

Se sei agitato dalla tensione, fai semplicemente questo: non opporti, impara a osservare la tensione, accettarla e osservarla. Osservala e aspetta che ti passi. È come quando hai il raffreddore, se non trovi medicina che te lo faccia passare cosa fai? Non prendi e ti stacchi il naso dalla rabbia, semplicemente aspetti. E così con le emozioni. Osservale e aspetta. Il fatto di essere osservate le mette a disagio e piano piano se ne andranno.

All’inizio sarà difficile, ma provare vale la pena. La ricompensa è la felicità, ma quella vera (non quella momentanea di quando scopri di aver passato Analisi I), quella che ti porta la pace interiore. Ti rende in grado di aderire alle cose, alle persone e di goderti la vita.

Ovviamente non si può sempre essere nello stato di consapevolezza, penso che anche Buddha si inalberasse qualche volta. Comunque, vale la pena cercare di esserci il più a lungo possibile.

Il segreto è: non farsi aspettative, ma godersi la vita per quello che è e per quello che abbiamo. Qualsiasi cosa sia.

Nisida

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