SIAMO I RESPONSABILI DI CIÒ CHE (NON) FACCIAMO

Hai mai sentito parlare di reattività e proattività?

Ti lascio qualche istante per pensare a questi due termini, cercare una risposta e capire, a pelle, di cosa si tratta e in quale dei due è meglio identificarsi.

Essere reattivi significa lasciare che sia ciò che è esterno a noi, cioè la società e altri fattori che non possiamo controllare, a determinare la nostra vita e le nostre azioni.

Esistono tre teorie deterministiche, ampiamente condivise, che spiegano perché l’uomo dovrebbe comportarsi in questo modo:

  • Il determinismo genetico: sei scontroso, hai un caratteraccio e risulti antipatico a prima vista perché tuo nonno era così. Ce l’hai nel sangue, è un tratto di famiglia, è scritto nel tuo DNA. Tutto dipende dai tuoi antenati, da cui hai ereditato le caratteristiche.
  • Il determinismo psichico: quando vieni ripreso sul lavoro, torni alla tua scrivania a testa bassa, non parli più con nessuno e ti rattristi, perché da piccolo, quando sbagliavi, i tuoi genitori ti mettevano in punizione nella tua cameretta. La struttura del tuo carattere dipende dalle esperienze che hai vissuto durante l’infanzia, da come sei stato cresciuto. Le situazioni del presente rimandano a uno stato emotivo che ti è stato inculcato nel passato. Recuperi dalla memoria quella sensazione e agisci dominato da essa.
  • Il determinismo ambientale: sei gentile perché lo sono i tuoi compagni di università. Sei frustrato perché sei in una brutta situazione economica. Sei furibondo per colpa della moglie o perché il gatto ha rotto il televisore. Sei paziente perché le persone con cui hai a che fare sono pazienti. Ogni situazione in cui ti trovi dipende dall’ambiente che ti circonda.

L’idea di fondo è che a un particolare stimolo proveniente da fuori, il nostro cervello reagisce in un modo particolare e ben fissato. Quanto bene queste teorie descrivono la natura umana? Beh, è un peccato aver descritto così a fondo il modello reattivo per dire che, in fin dei conti, è un atteggiamento totalmente inadeguato.

Sarai ben felice di scoprire che l’essere umano è dotato di alcune straordinarie capacità: l’immaginazione, cioè la capacità di creare oltre la tua realtà attuale; la volontà indipendente, che consiste nello sforzo di compiere un’azione perché è ciò che vuoi fare, indipendentemente da tutto il resto; l’autoconsapevolezza, ovvero la facoltà di riflettere sul tuo stesso pensiero.

Attraverso queste capacità tu puoi riprogrammarti.

Ah, perché ero programmato? Esatto. Posso scommettere che fino a ieri hai creduto che la maggior parte delle tue azioni o ciò che non hai mai potuto fare dipendesse dall’esterno.

Oggi ti dico che invece dipende da te.

Lo so, può far male ammetterlo: se vuoi cambiare, il primo passo da fare è riconoscere che, se ora sei in una situazione che non ti piace, è colpa tua. Con onestà devi ammettere: “Sono così per le scelte che ho fatto ieri” per poter affermare: “Da oggi scelgo diversamente, scelgo io.”

Quindi cos’è la proattività? Prendere l’iniziativa?

No, o almeno, non solo questo. Provo a spiegartelo con una storia.

Victor Frankl era uno psichiatra ebreo, cresciuto nella tradizione della psicologia freudiana, secondo cui ciò che ci accade da piccoli plasma il nostro carattere, determina la nostra vita, dà forma ai nostri limiti. Nella Germania nazista del tempo, Frankl venne deportato in un campo di concentramento. Ogni giorno le persone che aveva conosciuto sparivano per non tornare mai più. Non solo, la stessa sorte toccò ai suoi famigliari: i suoi genitori furono destinati alle camere a gas, così come suo fratello e sua moglie. Solo sua sorella scampò alla morte. Frankl stesso subiva maltrattamenti in continuazione, vivendo, insieme agli altri prigionieri, con l’atroce dubbio: sarà quello il mio destino funesto? Ma un giorno, nella sua piccola cella, Frankl si rese conto di qualcosa, di una verità profonda: le guardie naziste avrebbero potuto fare ciò che volevano del suo corpo, avrebbero modificato a loro piacimento l’ambiente in cui viveva, lo avrebbero sottoposto a ogni condizionamento esterno che desideravano, ma c’era una cosa che non potevano fare.

Victor Frankl realizzò che era lui a scegliere il suo grado di coinvolgimento, lui decideva quanto ciò che gli accadeva potesse influire su di sé. Ciò che non potevano togliergli era quella che lui chiamò “l’ultima delle libertà umane”: tra quanto gli succedeva (lo stimolo) e la sua reazione c’era la libertà, la libertà di scegliere la sua risposta.

A poco a poco egli esercitò sempre più questa sua libertà, accrescendola di continuo, fino ad avere più libertà dei suoi stessi carcerieri: loro avevano più scelte su come torturarlo, ma lui aveva più libertà vera, autentica. Frankl insegnò quanto aveva appreso ai suoi compagni, ridando loro una dignità, seppure nella condizione di prigionia in cui vivevano. Divenne per loro una fonte d’ispirazione.

Fortunatamente nessuno di noi si trova e si troverà mai nella situazione di Frankl, eppure quest’eroe è il miglior esempio di persona proattiva che si possa citare. Così come fece lui, sei tu a decidere se il mondo esterno ti condiziona o no, e come rispondi agli stimoli. Alcune persone sono soggette al cosiddetto “tempo sociale”: si sentono positive e piene di energia quando gli altri le tengono in considerazione e le trattano bene; si sentono negative e prive di ogni forza quando gli altri le trattano male. Una persona proattiva non può patire il tempo sociale. Anche se piove, la sua forza nel portare avanti le sue attività non perde di intensità. I condizionamenti esistono: sei tu a scegliere quanto influiscano. Come affermava Eleanor Roosevelt: “Nessuno può farvi del male senza il vostro consenso.”

A ferirci non è quello che ci succede, ma la nostra reazione a quanto ci succede. L’uomo è per sua natura proattivo. Se fino ad ora hai subìto, è perché lo hai scelto, perché hai permesso che l’ambiente agisse su di te.

Siamo responsabili delle nostre azioni. Infatti, se analizziamo la parola responsabilità, essa letteralmente significa “abilità di risposta”: la persona proattiva sa scegliere la sua risposta. Il suo segreto è saper subordinare le emozioni, specie se negative, ai suoi valori.

QUALCHE CONSIGLIO PRATICO

  1. Stila una lista di 5 semplici regole, piccole attività che dovrai svolgere ogni giorno. Trova qualcosa che spesso avresti voluto fare, ma solitamente non fai. Ad esempio, se credi di essere troppo timido per fare una domanda ad alta voce in aula, seduto al tuo posto, e quindi eviti di farla per poi andare dal professore durante la pausa, una regola può essere quella di fare ogni giorno una domanda al prof dal tuo posto. Se c’è un’attività che dovresti svolgere quotidianamente, di piccola entità, ma rimandi sempre perché dopo un’intensa giornata di studio o lavoro credi di non avere più forze per fare altro (falsa credenza), allora dedica mezz’ora ogni giorno a quell’attività. Al mattino, pomeriggio o sera, non importa quando, ritagliati quella mezz’ora! Scrivi 5 regole, seguile ogni giorno: ti aiuteranno a superare limiti che credevi di avere. Quando hai metabolizzato una delle 5, la puoi sostituire con qualcosa di nuovo che ti metta nuovamente alla prova.
  1. Cambia il tuo vocabolario. Tipiche frasi da persona reattiva sono “Non ce la posso fare”, “Non ho altre possibilità”, “Io sono fatto così”. Questo tipo di frasi deve sparire. Anzi, trasformarsi in “Ho una soluzione a questo problema”, “Ho le facoltà per affrontarlo”, “A questa situazione esiste un’alternativa”, “Di solito faccio così, ma questa volta è meglio fare diversamente”. Questo è il tipico linguaggio di una persona proattiva, che trova e, se serve, cambia i suoi mezzi per risolvere il problema. Puoi provare anche a far così: per un giorno intero ascolta il tuo linguaggio e quello degli altri. Quante volte usi o senti dire “Io non posso”, “Io devo” e altre frasi reattive?
  1. Trasforma i pensieri in azioni. La persona reattiva spreca tempo a pensare a cosa potrebbe o dovrebbe fare senza farlo. Se alla fine lo fa, ha comunque perso tempo. Quando pensi che qualcosa andrebbe fatto, prendi subito la decisione e fallo. Se il giudizio ti porta a concludere di non farlo, allora elimina subito quel pensiero, non serve più, ormai appartiene al passato. In ogni caso, non avrai passato minuti, ore o addirittura giorni a pensare e ripensare ad un’attività che non richiedeva tutto quel tempo. Se questo accade, è perché il modello reattivo sta prevalendo: ribalta la situazione e agisci.
  1. Trova un’esperienza in cui ti imbatterai non molto lontano nel futuro e che, in base al tuo comportamento passato, vivresti in modo reattivo. Considera come puoi usare le tue attuali capacità per affrontare quella situazione in modo proattivo. Cerca di visualizzarti durante l’esperienza, di immaginarti agire proattivamente. Assumi con te stesso l’impegno di esercitare la tua libertà di scelta, non appena ti troverai coinvolto nell’attività suddetta.

Ricorda: tra lo stimolo esterno e la tua risposta, hai la libertà di scegliere.

Massimiliano

Lascia un commento

Torna su